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di Massimiliano Nerozzi

Corriere di Torino, 5 marzo 2026

Il ministero: “Intaccate stima e fiducia”. Condannati in primo grado per tortura, lavoravano al Lorusso e Cutugno. Il provvedimento del governo reso necessario perché i fatti attribuiti dai giudici ai poliziotti evidenziano “mancanza del senso dell’onore e del senso morale”. La condanna per tortura - seppure solo in primo grado - ha “intaccato il rapporto di stima e fiducia” con l’amministrazione, oltre a potenzialmente “minare l’incolumità dei detenuti”: per questo, con un provvedimento di tre pagine, il ministero della Giustizia (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) ha sospeso in via cautelare dal servizio, a metà dello stipendio, sette agenti della polizia penitenziaria che lavoravano al Lorusso e Cutugno.

Lo scorso 6 febbraio erano stati appunto condannati dalla terza sezione penale con pene dai 3 anni e 4 mesi ai 2 anni e 8 mesi, oltre all’interdizione dai pubblici uffici per 2 anni e 8 mesi. Una sentenza arrivata alla fine di un lungo e complesso processo, dopo l’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Francesco Pelosi: nella quale si contestavano alcuni episodi di gravi violenze su alcuni detenuti.

Vista “la gravità dei reati ipotizzati e del pericolo per l’ordine e la sicurezza” - argomenta il provvedimento - non è stato possibile “l’avviso dell’avvio del procedimento preordinato all’adozione del decreto di sospensione cautelare facoltativa dal servizio”. Una decisione che, nella pubblica amministrazione, non era scontata, nei tempi e nella sostanza. Va da sé, la misura presa in via cautelare potrà cadere in caso di riforma nel processo di secondo grado o, eventualmente, in Cassazione: visto che tutti gli imputati - difesi tra gli altri dagli avvocati Enrico Calabrese, Antonio Genovese, Antonio Gilestro, Corrado Imarisio e Beatrice Rinaudo - presenteranno Appello, una volta letta la motivazione, il cui deposito è atteso all’inizio di maggio. Così come, nell’attesa, contro il decreto di sospensione è ammesso ricorso al Tar.

La gravità delle condotte, e la delicatezza del contesto lavorativo, ha comunque spinto il ministero alla decisione, notificata alla direzione del carcere e al Provveditorato regionale per il Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. Del resto, analoghi stop c’erano stati il 17 ottobre 2019 (e fino al giugno 2020), in seguito all’ordinanza di custodia cautelare del gip che, a fine settembre 2019, aveva fatto scattare il blitz con gli arresti. Una decisione che, per l’amministrazione, anche stavolta è inevitabile, anche alla luce “di un contesto lavorativo così peculiare come quello di un istituto penitenziario”. Di più: secondo il decreto, i fatti attribuiti agli agenti dalla sentenza evidenziano “mancanza del senso dell’onore e del senso morale”, concretizzando condotte “in netto contrasto con i codici deontologici che regolano l’appartenenza a un Corpo dello Stato, nei cui confronti hanno reso giuramento”.

Se poi la sentenza dovesse diventare definitiva, “ricorrerebbero gli estremi per la risoluzione del rapporto di lavoro”; come invece non sarebbe in caso di assoluzione o anche solo riqualificazione del reato. Nel frattempo, il ministero “deve adottare le più idonee misure precauzionali per garantire ordine e sicurezza interna”, incompatibile con agenti che “potrebbero minare, mediante azioni di dubbia moralità e legalità, l’incolumità dei detenuti e la regolarità della vita intramuraria”.