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di Pierfrancesco Caracciolo


La Stampa, 29 novembre 2020

 

Parte il progetto per creare un teatro e una pizzeria all'interno del Ferrante Aporti. L'idea finanziata con il crowdfunding. Sarà un teatro di quartiere, aperto a tutti. Ma sorgerà all'interno del Ferrante Aporti, il carcere minorile in via Berruti e Ferrero, quartiere Lingotto. Sarà realizzato in un salone dell'istituto penitenziario, ampio 150 metri quadrati, con ingresso dedicato, che sarà ristrutturato e riadattato con l'aiuto dei detenuti. E saranno loro a gestirlo, quando tutto - palco, quinte, muri insonorizzati - sarà pronto.

È il progetto Wall Coming dell'associazione Aporti Aperte, che da quindici anni opera in favore dei minori ristretti. È partito a settembre, selezionato in una call di Bottom Up, il Festival dell'architettura. Per realizzarlo occorrono 80 mila euro: i primi 17 mila sono stati raccolti in due mesi con un crowdfunding completato nei giorni scorsi, cui la Fondazione per l'architettura ha dato un robusto contributo (più di 10 mila euro). L'obiettivo, Covid permettendo, è aprire il nuovo spazio entro fine 2021.

Un ponte verso l'esterno - "Vogliamo creare un ponte tra i detenuti e il mondo esterno", spiega Eleonora De Salvo, referente del progetto, che vede coinvolta la direzione dell'istituto. Si realizzerà un luogo in cui accogliere le compagnie teatrali in arrivo "da fuori", ma anche presentazioni di libri o conferenze. In cui i ragazzi del Ferrante Aporti avranno principalmente il compito di occuparsi di aspetti tecnici: le luci, il suono. Ma non solo. Grazie ai laboratori dell'associazione, i cui volontari dal 2005 propongono attività didattiche e culturali (teatro, musica, primo soccorso) all'interno del carcere, saranno gli stessi detenuti ad andare in scena.

La rieducazione - Perché chi varca l'ingresso del Ferrante Aporti "spesso si sente un emarginato, un cittadino di Serie B", spiega la direttrice dell'istituto, Simona Vernaglione. Sono ragazzi tra i 15 e i 25 anni, il più delle volte stranieri, molte volte senza famiglia o provenienti da contesti difficili. Attesi da mesi o anni di detenzione, isolati dal mondo. Soprattutto ora che, complice la pandemia, i colloqui con i parenti si fanno su skype o whatsapp: "Ma non devono sentirsi di Serie B anche quando usciranno - aggiunge -. E la chiave per la rieducazione e il reinserimento sociale è il contatto col mondo esterno".

I ragazzi del Ferrante Aporti, istituto in grado di ospitare fino a 46 detenuti (ma oggi ce ne sono una trentina), saranno coinvolti nella progettazione e realizzazione del nuovo spazio. Sarà ristrutturata quella che oggi è la "sala fumo", in cui i detenuti possono accendere una sigaretta tra sedie, tavolini e due calcio balilla. "Ma non diventerà solo un teatro", chiarisce Eleonora De Salvo, che al progetto lavora con le associazioni Artieri, Rigenerazioni, Codicefionda, Inforcoop e la Fondazione Teatro Ragazzi, con il sostegno di Monica Gallo, la garante dei detenuti della Città. "Sarà una sala polifunzionale, che nei weekend si trasformerà in una pizzeria. Sempre aperta al territorio". A gestirla saranno i ragazzi del carcere anche quando ci sarà da servire ai clienti una Margherita. E anche da prepararla: proprio accanto alla "sala fumo", nel carcere, sorge infatti il laboratorio in cui loro imparano a impastare la pizza.

I passi del progetto - Il progetto, sul piano economico, è stato diviso in 4 step. Con i primi 17 mila euro sarà insonorizzata la sala e saranno coperti i finestroni con maxi tende. Operazione che - in ritardo sulla tabella di marcia causa Covid-19 - sarà completata appena i volontari potranno rientrare nel carcere, off limits da quando il Piemonte è zona rossa. A Natale scatterà la seconda raccolta fondi, per progettare e costruire pedane e sedute rimovibili: "Occorreranno 31 mila euro", spiega Eleonora De Salvo. Più avanti partiranno il terzo e il quarto crowdfunding. Uno per mettere insieme i fondi per dare visibilità al teatro, con un'insegna ad hoc e un percorso per i visitatori; l'altro per fare l'ultimo step: "Coinvolgere i ragazzi affinché diventino co-creatori degli eventi culturali".