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di Sandro Marotta

La Stampa, 21 ottobre 2025

Pesava 260 chili e soffriva di diabete: “Tutti conoscevano la sua situazione, sto pensando di sporgere denuncia”. “Stava male e lo sapevano tutti. L’ultima volta che l’ho sentito, due giorni fa, mi ha detto che nessuno lo accudiva e che dormiva su una branda pur pesando 260 kg”, inizia così la denuncia di Domenico De Leo, fratello del detenuto obeso e diabetico deceduto in carcere a Torino questa mattina. Si chiamava Francesco De Leo, è spirato a 51 anni.

“A curarlo erano altri detenuti” - “In videochiamata mi aveva detto che stava sempre da solo in cella e si lamentava perché gli spazi erano stretti, pochi metri quadrati - prosegue il familiare al telefono con La Stampa -. Non riceveva assistenza sanitaria e, sempre secondo quello che mi diceva, a curarlo erano altri detenuti. Non è mai uscito a fare l’ora d’aria, perché nessuno si prendeva la responsabilità di farlo alzare dal letto”.

Stando a quanto dichiarato giovedì a La Stampa dalla medicina legale della Città di Torino, De Leo era su un letto bariatrico (costruito apposta per pazienti obesi e con mobilità limitata) e “riceveva lo stesso trattamento sanitario di un paziente non detenuto”. Il letto in questione tuttavia è arrivato solo stamattina (20 ottobre) e questa incongruenza è confermata dal garante dei detenuti di Torino, che ha visitato il “Lorusso e Cutugno” proprio oggi pomeriggio, qualche ora dopo il decesso. Per dieci giorni, quindi, il 51enne clinicamente super obeso e con gravi problemi di ritenzione idrica ha dormito su una branda, posta probabilmente nel padiglione A.

I sensi di colpa e il sentimento di abbandono

“Era pentito di quello che aveva fatto in rsa a Bra (aveva aggredito il personale ndr), era stanco, si sentiva in colpa e non ne poteva più di questa situazione, ma comunque non è giusto - prosegue De Leo -. Non è normale che una persona in quelle condizioni sia abbandonata. Prima di tutto non doveva stare in carcere, ma in una struttura adatta. Poi tutti quegli spostamenti da un carcere a un altro hanno peggiorato tutto. Mio fratello soffriva perfino ad alzarsi dal letto e non riusciva a camminare, figuriamoci quanto possa aver sofferto viaggiando per ore da una città all’altra”. Da Cuneo, infatti, l’uomo era stato trasferito prima a Genova e da lì, successivamente, a Torino dov’è morto questa mattina.

Non ha fatto altro che peggiorare - Guardando il caso nel complesso, emerge che quando ha avuto a che fare con il gorgo del carcere la salute - e quindi i diritti - del detenuto non ha fatto altro che peggiorare. Secondo il familiare e l’avvocato, quando era stato arrestato a Lecce nel 2021 pesava circa 160 chili, poi “una volta trasferito ai domiciliari a Cuneo da me nel 2024 ne pesava 260 - racconta -, io l’ho curato al meglio che potevo per un anno, era riuscito a perdere decine di chili, a scendere le scale, a sedersi su una sedia. In rsa però era di nuovo peggiorato e non si è più ripreso. A Genova, nelle scorse settimane, si lamentava di sentirsi abbandonato e a Torino non è cambiato niente. Lo sapevano tutti che non stava bene, la cartella clinica era chiara. Sto pensando di sporgere denuncia per fare chiarezza, perché mi sembra tutto molto strano”.