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di Pietro Caccavo

La Voce e il Tempo, 9 dicembre 2022

“EcoAgorà”, è un progetto di arte, teatro, danza e musica, una creazione di Hiroshima Mon Amour, Assemblea Teatro, Pav e Cap10110/Associazione teatrale Orfeo che dal 4 novembre ha già girato con successo, per tre tappe, nella Circoscrizione 8 (alla Bela Rosin, agli ex Mercati Generali, tra le case popolari di via Arquata), presentandosi così alla città.

Ora conclude il suo percorso con una sua quarta ed ultima, particolarissima, speciale e preziosa performance, il 9 dicembre (non aperta al pubblico esterno) nel ristrutturato teatro all’interno dell’Istituto penale minorile “Ferrante Aporti”.

Per arrivare all’appuntamento, in questi giorni, per i ragazzi detenuti ci sono stati gli appuntamenti del laboratorio tenuto da Assemblea Teatro, condotti dal suo direttore Renzo Sicco e da alcuni attori della compagnia. I temi, quelli presentati dallo spettacolo: il cambiamento climatico, il mondo è uno e prezioso (“La nostra casa comune…”, Papa Francesco), l’arte, la poesia, la bellezza che nasce dalla creatività.

Perché “EcoAgorà” deve il suo nome all’installazione omonima di Gilardi, allestita per la prima volta nel 2015, era formata da un piccolo anfiteatro ottagonale di legno che ospitava, oltre alle persone, oggetti simbolici della riconversione ecologica, attrezzi e dispositivi tecnologici per l’agricoltura biologica e per le energie alternative.

Una minicavea teatrale lignea, al centro della scena, attorno al quale agiscono gli attori di Assemblea Teatrale, i ballerini diretti da Valentina Gallo. Poi le canzoni di Eugenio Cesaro (il frontman degli “Eugenio in Via Di Gioia”), le poesie di Viola Nocenzi, i versi dalle “Nuvole” di De André… Il laboratorio è servito a preparare i ragazzi del Ferrante ad essere un pubblico, per quanto possibile, ancora più consapevole ai temi dello spettacolo. Per fornire loro chiavi di lettura autonome. La risposta è stata entusiastica ed attenta. Un flusso di energia buona, good vibrations. Per provare a pensare che oltre il portone del Ferrante, lì fuori, per ognuno la luce della speranza continua a risplendere.

Queste le parole di Renzo Sicco, curatore della drammaturgia e della regia di “EcoAgorà”, a proposito della conclusione di questo laboratorio: “Come entri e li vedi, ti impressionano i loro corpi carichi di una vitalità giovane, travolgente, compressi tra cancellate di ferro e pareti di cemento. Sono corpi esplosivi e spesso martoriati di ferite o da tagli che si sono procurati. Segnalano il campo di violenza in cui sono costretti a crescere.

Ramon (nome di fantasia) gira abbracciato alla fotocopia della sentenza del tribunale che lo riguarda. Alberto (nome di fantasia) con il suo bellissimo sorriso, dice “una mattinata come questa ti cambia il senso della giornata”. “Osservi questi ragazzi e pensi”, conclude, “per l’ennesima volta, che sei nato nel posto giusto, al momento giusto, nella famiglia giusta, e hai avuto le tue buone opportunità. Loro no, hanno incontrato il momento sbagliato, dentro al luogo sbagliato, che li ha portati infine in questo luogo inquietante, quanto impervio, per chiunque. Tanto più se giovane”.

Il teatro come strumento per educare ed educarsi, per fornire luci dove tutto sembra farsi scuro. Sembra perfino banale ricordarlo. Il teatro è questo, dalla notte dei tempi. E il cambiamento climatico, purtroppo, preme. L’arte è una delle nostre ancore di salvezza, non bisogna imbrattarla. “EcoAgorà” ci ricorda tutto questo. Anche al Ferrante Aporti.