di Ludovica Lopetti
Corriere di Torino, 21 maggio 2025
Sarà svolta l’autopsia sul corpo di Hanid Bodoui, 42 anni, trovato cadavere nella sua cella del “Lorusso e Cutugno” all’alba di lunedì mattina. Lo ha stabilito la Procura, che ha aperto un fascicolo d’indagine contro ignoti (pubblico ministero Paolo Scafi) con l’ipotesi di istigazione al suicidio. L’apertura del dossier e l’ipotesi di reato sono una conditio sine qua non per poter svolgere l’autopsia, che verrà effettuata questo giovedì. L’incarico al medico legale verrà formalizzato oggi. La sorella del defunto, cittadina italiana residente a Torino, risulta come persona offesa e potrà assistere alle operazioni tramite il suo avvocato Luca Motta o un consulente nominato ad hoc.
Bodoui era tra i primi richiedenti asilo su cui si è espresso il giudice di pace di Roma, a seguito del Riesame presentato dal suo avvocato Anna Moretti - associazione Naga - facoltà contemplata dalla direttiva Rimpatri. Il 13 maggio il giudice Emanuela Artone ha richiesto la sua immediata liberazione dal centro di Gjader, dov’era stato portato il 9 aprile. Lo ha deciso in attesa della decisione della Corte Costituzionale, che dovrà esprimersi sul vulnus nel Testo Unico sull’immigrazione, laddove non dino sciplina le modalità di trattenimento nei Cpr. Secondo il tribunale di Lecce infatti, questa crepa normativa - a fronte di una detenzione “di fatto” nei Centri - violerebbe l’articolo 13 della Costituzione. Al suo legale, il 42enne marocchino aveva raccontato di essere stato bloccato con fascette ai polsi per tutto il viaggio. Teresa Florio, volontaria dell’associazione Naga e addetta al centralino Sos Cpr, è colei che ha ricevuto la chiamata di Bodoui da Gjader. “Mi ha detto pochissime cose con l’operatore accanto, c’è stato giusto il tempo di nominare l’avvocato. Gli operatori consentono chiamate di pochissimi minuti e li controlla a vista”.
Dal ricorso (presentato il 9 maggio) emergono dettagli sul suo vissuto e sugli ultimi giorni prima dell’arresto in corso Giulio Cesare, seguito dal suicidio dentro il carcere “Lorusso e Cutugno”. Arrivato in Italia nel 2017, Bodoui era stato trasferito nel Cpr di Brindisi a inizio del 2025, presentando domanda di asilo. La commissione esaminatrice però aveva respinto la richiesta. Inoltre, nonostante avesse una sorella cittadina italiana e una madre titolare del permesso di soggiorno, era stato escluso dalla protezione speciale prevista per i conviventi di cittadini italiani, in quanto non aveva provato la convivenza con la sorella dal suo arrivo nel Paese.
Il giudice di pace ha deciso anche sulla base della scheda sanitaria del 42enne, da cui risulta una diagnosi di disturbo da dipendenza ricevuta nel carcere di Torino a luglio 2024. Proprio la dipendenza dalla droga - conferma il legale Luca Motta, che lo ha assistito a Torino - lo avrebbe costretto a una vita di espedienti e piccoli reati contro il patrimonio. Non solo. Nel Cpr di Brindisi gli sarebbero state somministrate ingenti dosi di Rivotril e Lyrica, farmaci antiepilettici assurti a “droghe degli emarginati”.











