di Massimiliano Nerozzi
Corriere di Torino, 28 maggio 2024
È scontro tra Magistratura indipendente, il gruppo associativo più votato alle ultime elezioni del Csm, e la Camera penale, sul dramma dei suicidi in carcere, l’ultimo giovedì scorso. “Vogliono solo screditarci, strumentalizzando una situazione tragica”, si legge in una nota, che replica alle accuse dei penalisti. Dritti al punto (ammesso che questo lo sia): “La Camera penale non ha perso l’occasione di formulare affermazioni pretestuose, infondate, generiche e prive di argomentazioni in relazione all’attività della magistratura all’evidente fine - non se ne vedono altri - di screditarne l’immagine”. Lo scrive, in un lungo comunicato, la segreteria distrettuale di Magistratura indipendente (Mi) in risposta, appunto, alla nota dei penalisti, la scorsa settimana. Sul dramma dei suicidi in carcere, l’ultimo giovedì, quando una signora di 64 anni si era tolta la vita al “Lorusso e Cutugno”, dove era detenuta in custodia cautelare. È la quarta donna a suicidarsi alle Vallette negli ultimi 12 mesi.
Se è curioso che il comunicato non sia stato griffato dall’intera giunta Anm, è pur vero che Mi è stato il gruppo associativo più votato alle ultime elezioni del Csm; dunque non pare esagerato parlare di scontro tra magistratura e avvocati: su una tragedia che s’è trasformata in fisiologico effetto collaterale della detenzione. Va da sé, con la soluzione che potrebbe arrivare soprattutto dalla politica. Siamo infatti di fronte - si legge nella nota di Mi - a “un problema di estrema rilevanza e di assoluta delicatezza, che la magistratura ha ben presente e che evidentemente non può che essere risolto con interventi politici di tutti i livelli: sull’organizzazione delle carceri, sul quadro normativo, sulle forze a disposizione della polizia penitenziaria”. E non, è il duro attacco ai penalisti, puntando il dito contro pubblici ministeri e giudici. Di certo, il tema è da anni al centro del dibattito, come dimostrano i due incontri in menù proprio la settimana passata: “Suicidi in carcere. Una piaga da sconfiggere”, una tavola rotonda promossa dal consiglio dell’ordine degli avvocati; e “Il suicidio: una sfida per la società, una responsabilità per tutti”, convegno che l’ordine degli psicologici ha dedicato ai gesti anticonservativi in generale, ma nel quale si è parlato anche dei disastro dei suicidi tra le mura degli istituti di pena.
Nell’incipit della nota, Mi riassume le critiche che la Camera penale “Vittorio Chiusano” avrebbe mosso alle toghe: “Noi accusiamo quei magistrati del merito che, sordi alle condizioni delle carceri, continuano nell’abuso dell’utilizzo della custodia cautelare. Noi accusiamo quella magistratura di sorveglianza che si limita al burocratico smaltimento dei fascicoli, con tempi incompatibili con l’attenzione alle persone”. E ancora: “Nel comunicato - afferma ancora Mi - i magistrati di sorveglianza vengono descritti come operatori pigri e insensibili, laddove per quelli dell’ufficio requirente e del gip si parla senza mezzi termini di abusi che sarebbero perpetrati in danno dei soggetti privati della libertà personale. Al di fuori di un’ipocrisia, questo è l’esatto messaggio che il comunicato vuole trasmettere”.
Risposta di Mi: “A questo punto, anche noi accusiamo. Accusiamo la Camera penale di avere strumentalmente utilizzato una situazione tragica - che vede i magistrati coinvolti in prima persona, attraverso scelte professionali delicate, complesse e sempre effettuate nell’interesse supremo della giustizia, come pericolosi autori di abusi (senza che di tali abusi si faccia specifica menzione e si portino elementi di conferma degli stessi, indicando chi, quando, come e perché sarebbero stati commessi) - al fine di delegittimare l’operato della magistratura tutta”. Di più: “Accusiamo la Camera penale di essersi dimenticata di sottolineare il carico di lavoro degli uffici giudiziari, che inevitabilmente condiziona i tempi delle risposte che il sistema nel suo insieme è in grado di fornire. Accusiamo la Camera penale - si legge ancora nella nota - soprattutto, di avere formulato una critica all’attività giudiziaria senza fondarla su elementi precisi, concreti e specifici”.
Illuminante, sulla situazione del penitenziario, era stato il commento di Monica Gallo, garante comunale delle persone private della libertà personale: “La situazione del carcere torinese è disastrosa e il sovraffollamento nella sezione femminile è superiore a quello della sezione maschile”. Al momento, ci sono 133 detenute a fronte di un centinaio di posti. Ormai, s’è persa pure la speranza: “Dopo l’arrivo del ministro Nordio, un anno fa, pensavo davvero potesse cambiare qualcosa. Invece è rimasto tutto uguale. Ma almeno si potrebbero eliminare le cause di morte più frequenti in carcere: dalle lenzuola ai fornelli, passando per i sacchetti di plastica”. Con i quali, si era soffocata l’ultima vittima.










