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di Massimiliano Nerozzi

Corriere Torino, 15 maggio 2024

Chiamati in causa dalle parti civili - dieci quelle ammesse ieri dal gup Gloria Biale - ci saranno anche il ministero dell’interno e la società francese Gepsa nell’udienza preliminare per il caso di Moussa Balde, il giovane della Guinea che nel giugno del 2021 si tolse la vita nel Cpr (centro di permanenza per il rimpatrio) di Torino.

L’esecutivo (la prefettura) e la società che aveva l’appalto per i servizi all’interno del Cpr dovranno (eventualmente) rispondere in qualità di datori di lavoro dei tre imputati, difesi tra gli altri dall’avvocato Luca Dalla Torre e Giovanni Lageard: un poliziotto, accusato di falso e favoreggiamento; il dirigente locale della società e del medico in servizio, accusati di omicidio colposo in concorso, come ipotizzato dall’aggiunto Vincenzo Pacileo e dal pm Rossella Salvati. Tra le parti civili - tutelata tra gli altri dall’avvocato Gianluca Vitale - ci sono sette familiari di Moussa, il garante comunale dei diritti dei detenuti, le associazioni Asgi e Franz Fanon.