di Chiara Sandrucci
Corriere di Torino, 29 maggio 2025
Oggi, venerdì 29, il presidio per fermare il ridimensionamento: “La scuola è un diritto. Ovunque. Per tutti”. In carcere si può prendere il diploma di terza media con il Cpia1, frequentare tre diversi indirizzi di scuola superiore e anche laurearsi grazie al Polo Universitario per studenti detenuti, attivo dal 1998. Non è facile, ma finora alla casa circondariale Lorusso Cutugno di Torino è stato possibile frequentare la sezione dell’istituto professionale Plana, presente fin dal 1953, che rilascia la qualifica regionale di “Operatore del legno”, il Primo liceo artistico o l’istituto di istruzione superiore Giulio, indirizzo socio sanitario. Non sempre si riesce a completare il ciclo di studi, ma chi ce la fa ha accesso all’esame di maturità.
Il corso del liceo artistico è aperto in particolare a detenuti “sex offenders”, selezionati tramite un bando nazionale in tutta Italia. Alle Vallette interi corridoi sono tappezzati da opere realizzate da loro. L’istruzione per adulti funziona allo stesso modo ovunque, sia nelle scuole serali che nelle sezioni carcerarie. È suddivisa in tre periodi didattici, il primo che corrisponde al biennio, il secondo al terzo e quarto anno e l’ultimo che si conclude con la maturità. Un’offerta che verrà ridimensionata a causa dei tagli all’organico.
“Lo scorso anno il Primo aveva 5 classi, quest’anno ne abbiamo autorizzate 3, ma ci saranno altre ore a disposizione per garantire sia il primo che il secondo anno”, spiega Stefano Suraniti, direttore dell’Ufficio scolastico del Piemonte. “Non è vero che abbiamo azzerato il biennio: da un punto di vista dell’organico è come se ci fosse una classe in meno, ma con le risorse assegnate si può far funzionare il primo periodo didattico che comprende primo e secondo anno”.
Il taglio lineare all’organico che penalizza le scuole serali e le sezioni carcerarie torinesi deriva a sua volta dalla legge di bilancio che ha previsto la decurtazione a livello nazionale di 5.660 posti, di cui 300 in Piemonte. I corsi serali, così come le sezioni carcerarie, non sempre possono contare su una frequenza regolare degli alunni. In carcere, ad esempio, capita spesso che i detenuti vengano trasferiti. Ma secondo i docenti che lavorano ciò non giustifica i tagli. “La riduzione delle classi e del numero di insegnanti rappresenta una grave violazione del diritto allo studio per le persone detenute, diritto riconosciuto dalla Costituzione e dalla normativa nazionale e internazionale”, fanno presente i docenti del Primo che si appellano al ministero dell’Istruzione.
“Studiare in carcere è spesso l’unico strumento reale per ricostruire un futuro diverso, per non tornare a delinquere, per reintegrarsi nella società. Colpire la scuola penitenziaria significa colpire l’intera collettività. La scuola non può essere una parentesi, né un privilegio. Deve essere un diritto. Ovunque. Per tutti”.











