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di Federica Cravero

La Repubblica, 1 giugno 2022

La denuncia del Garante dei detenuti: “Bisogna evitare altri abusi”. Sono ancora in servizio nel carcere di Torino gli agenti della polizia penitenziaria rinviati a giudizio con l’accusa di torture nei confronti dei detenuti. Addirittura nello stesso padiglione in cui si trovano i detenuti che li avevano denunciati.

La stortura è stata messa in evidenza dal Garante nazionale dei detenuti Mauro Palma: “Bisogna intervenire subito - ha detto alla rivista “Lavialibera” - Non stiamo parlando di una piccola imputazione. I valori potenzialmente lesi richiederebbero un’urgenza diversa e gli accertamenti devono essere immediati per verificare se ci siano o meno delle responsabilità, e salvaguardare i detenuti da nuovi possibili abusi”.

Per interrompere le violenze che diversi detenuti avevano denunciato, sei dei 22 agenti ora rinviati a giudizio erano stati per un periodo ai domiciliari, sospesi dal servizio. Una volta tornati al lavoro, i più sono stati spostati in altre aree della casa circondariale Lorusso e Cutugno, chi allo spaccio, chi all’ufficio matricole, chi all’area avvocati.

Ma c’è anche un agente che è stato riassegnato allo stesso padiglione C, quello dei sex offenders, detenuti dovrebbero essere rinchiusi lì come forma di protezione dagli altri reclusi e che invece sono diventati bersaglio delle angherie di un gruppo di poliziotti. È stato lui stesso a chiedere il trasferimento, per evitare una situazione pesante da vivere e quantomeno inopportuna, in attesa di una sentenza sulla responsabilità degli imputati. “Vorrei ammazzarti, invece devo proteggerti”, si sentivano dire i detenuti, costretti a leggere ad alta voce i passaggi più squallidi degli atti giudiziari che li riguardavano, picchiati da agenti che poi al telefono parlavano di quei “divertimenti”.

Sulla rapidità del processo - che conta 24 imputati - tuttavia non si può contare, dal momento che il tribunale di Torino nei giorni scorsi ha respinto la richiesta avanzata dalle parti civili di anticipare il dibattimento, fissato al 4 luglio 2023. Secondo il giudice, infatti, il rischio che alcuni reati vadano in prescrizione non è sufficiente a motivare i caratteri di urgenza e gravità che avrebbero potuto accelerare l’iter processuale.

E il Tar del Piemonte nei giorni scorsi ha anche bloccato in via cautelare l’allontanamento del comandante degli agenti Giovanni Battista Alberotanza, che deve rispondere di favoreggiamento e omessa denuncia, così come l’allora direttore Domenico Minervini. Prima distaccato ad Asti, poi colpito da un ordine di trasferimento dal Dap, avrebbe dovuto prendere servizio a gennaio alla casa circondariale di Alessandria con l’incarico provvisorio di comandante del Nucleo traduzioni, Alberotanza ha fatto ricorso contro la decisione e il Tar per il momento ha stoppato il nuovo incarico, riconoscendo dunque ad Alberotanza il mantenimento del ruolo di comandante di Torino, in attesa che a luglio si discuta la questione nel merito.

Era stata la precedente direttrice, Rosalia Marino, subentrata quando Minervini è stato allontanato, a dover affrontare il problema di trovare un posto agli agenti finiti nell’inchiesta coordinata dal pm Francesco Pelosi, tra garantismo per gli indagati e tutela per chi aveva denunciato. E non è stato facile conciliare tutte le esigenze. Si è trattato di un lavoro durato mesi: qualcuno è andato via, qualcun altro ha trovato un diverso incarico.

“Quando sono arrivata ho trovato una situazione abbastanza tranquilla e sotto controllo - dice l’attuale direttrice del carcere di Torino, Cosima Buccoliero - Ma anche noi siamo in attesa, tutti ci aspettavamo che il processo fosse più rapido. Questo protrarsi non fa bene a nessuno. Intanto noi lavoriamo per recuperare e superare criticità, per tutelare sia i poliziotti sia i detenuti”. Oggi intanto riprende il processo. Il comandante Alberotanza e l’ex direttore Minervini, che hanno scelto il rito abbreviato, si sottoporranno all’interrogatorio.