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di Elisa Sola

La Stampa, 10 luglio 2024

Nostro viaggio tra i tuttofare della Procura dei minori: dai carabinieri in pensione al poliziotto che smista le mail. L’agente del Ferrante Aporti manda le notifiche. “Sono qui per senso del dovere. Ho lavorato una vita in Procura. So come muovermi. Un giorno mi ha chiamato il maresciallo. Era sepolto dai fascicoli. Mi ha chiesto se per caso potevo dare una mano. Quando ho visto la situazione sono rimasto. Pazienza se sono in pensione. Qui sono messi peggio che alla Procura ordinaria”. Settimo cammina svelto lungo il corridoio del primo piano. Ha in mano una pila di cartelline. Raggiunge Giovanni Scaraggi, militare in congedo come lui, che aggiunge: “C’è da fare l’archivio, smistare la posta, scaricare le notizie di reato. Come si fa a non restare, vedendo come sono messi?”.

Settimo e Giovanni sono le prime due figure che, silenziose e affaccendate, compaiono nel corridoio della Procura dei minori. Al piano terra del palazzone di corso Unione Sovietica ci sono le aule del tribunale. Una madre aspetta con la figlia. Avrà dieci anni e porta il velo quasi integrale.

Emma Avezzù, la procuratrice dei minori, esce dall’udienza e sale di corsa. Prima di entrare nella sala interrogatori ribadisce ciò che ha denunciato a La Stampa l’altro ieri: “Siamo messi così. Con i volontari a caricare i fascicoli. Gestiamo novemila casi all’anno. Siamo in sei magistrati e non abbiamo più personale. Sono rimasti tre funzionari, due cancellieri su quattro, tre assistenti quando ne servono sette”.

Quello che colpisce e illumina, a guardare la decina scarsa di persone che si affrettano a scrivere verbali e mandare notifiche, è che in questo posto ogni ruolo muta a seconda del bisogno. Nessuno si lamenta. Parlano tutti col sorriso. L’autista Orazio è stato messo a iscrivere le notizie di reato. “Siamo in grado di guidare da sole le nostre macchine, di lui abbiamo bisogno al computer”, dice Avezzù. A smistare le mail c’è un poliziotto penitenziario. “Vengo dal Ferrante Aporti, ne ho viste di tutti i colori. Fatichiamo. Potrei chiedere il trasferimento, ma sono minori. E per loro si fa di tutto”. In questo deserto di personale corrono indaffarate persone instancabili. Nadia Ricco, 65 anni, era la dirigente amministrativa. Anche lei è in pensione. Sposta faldoni ingialliti da uno scaffale metallico in uno scantinato. “Vengo a dare una mano”, dice timidamente mentre scartabella plichi con Graziella Covacci, la funzionaria. “Questa era la sala intercettazioni, là c’era il bar. Ci siamo presi lo spazio perché nell’archivio non ci sta più un ago”, spiega Avezzù.

Scende a controllare cosa succede Marco Russomando, 39 anni, poliziotto penitenziario del tribunale. Lo chiamano “il factotum”. Si occupa della vigilanza, sulla carta. L’altro giorno ha rincorso fino a bordo del tram 4 tre ragazzini spacciatori. Li ha riportati al Ferrante Aporti, questa volta dentro. È tardi. Bisogna salire. Due agenti della pg interrogano un sedicenne. È accusato di spaccio e stalking. “I messaggi che ha sul telefono sono uguali a quelli che Filippo Turetta mandava a Giulia Cecchettin. Sembra incredibile. Eppure ce ne sono tanti, di stalker così”. Disagio e violenza sono esplosi tra i minorenni dopo la pandemia. Aumentano i reati e diminuiscono gli impiegati. Giuseppe Sorrentino, 50 anni, è rimasto uno dei pochi segretari. Anche il tirocinante è solo.

La procuratrice deve scappare in udienza. Ci starà in fino alle 20. Rapina, detenzione di materiale pedopornografico. Furti a catena. È il menu del giorno. Senza contare gli arresti. Tornando al primo piano, la pm di turno è sola. Ha due figli molto piccoli e non ha chiesto il congedo che le spetterebbe. Il turno dura otto giorni e otto notti di fila. In tre ore arrivano 17 telefonate dal Piemonte e dalla Valle d’Aosta. “Ogni tanto ci viene la febbre per la stanchezza”, mormora. Non perde la concentrazione. Ogni chiamata può salvare la vita di un bambino. C’è un casolare abbandonato dove due genitori litigano davanti a due sorelline. C’è un padre che in ospedale inveisce contro una donna che ha appena partorito. Il neonato è un minore. Per questo chiamano qui. Il telefono squilla con la frequenza di un call center. Ma sono tutte tragedie.

C’è un ragazzo di 16 anni che dorme solo in macchina. Parte la ricerca di qualcuno che possa ospitarlo. Non si trova nessuno. Non c’è nessuno. Le strutture sono piene. Forse resterà solo. Sguardi rassegnati. Solo. Come sono rimasti i magistrati e gli impiegati della Procura dei minori di Torino.