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 di Sandro Marotta

La Stampa, 18 ottobre 2025

Da un carcere sovraffollato a un altro, cambia solo la città: il detenuto che soffre di diabete e obesità è stato trasferito di nuovo, questa volta dal carcere di Genova a quello di Torino. L’ultimo aggiornamento sull’odissea del cinquantenne, che ora pesa tra i 230 e i 260 kg, risale a una settimana fa. “A Torino gli hanno preparato una stanza con un letto bariatrico, su cui sta sdraiato tutto il giorno - spiega Roberto Testi, direttore della Medicina legale dell’Asl Città di Torino - ha anche delle operatrici sanitarie a curarlo”.

L’adattamento che ha innescato il trasferimento consiste nell’unione di due celle del padiglione A: “In questo modo ha una porta più grande e più spazio calpestabile” aggiunge Testi. Il detenuto si muove su una carrozzina elettrica di notevoli dimensioni, cosa che nel carcere di Genova non gli permetteva di entrare in sala colloqui e lo obbligava a parlare con la famiglia in videochiamata.

Odissea tra arresti e rifiuti - La sua storia è fatta di tante tappe: dopo l’arresto a Lecce e i domiciliari a Cuneo, è stato ricoverato in una Rsa di Bra e poi cacciato per aver minacciato il personale, da lì l’ordine di carcerazione al Cerialdo, dove non è mai entrato perché le celle non sono abbastanza grandi. Per più di un mese è stato ospitato all’ospedale “Santa Croce”, fino al trasferimento flash a Genova e il “rimbalzo” verso Torino. La prima questione problematica è la scelta del carcere, dato che il “Lorusso e Cutugno” (così come il genovese Marassi) è saturo. Ci sono 1.118 posti disponibili, ma 1.457 detenuti, ovvero un tasso di sovraffollamento del 130%. Delle 937 stanze, 7 sono per detenuti portatori di handicap.

Il “repartino” alle Molinette - La casa circondariale torinese tuttavia ha un hub sanitario con una sezione ad alta intensità, cioè 22 posti letto “deputati a ospitare detenuti con patologie acute o riacutizzate che necessitino di supporto sanitario costante”. All’ospedale Molinette di Torino c’è il “repartino”, una sezione riservata esclusivamente ai detenuti. Nella stessa struttura, unica in Piemonte, si pratica anche la chirurgia bariatrica per i pazienti obesi. Tuttavia, sembra l’ambiente carcerario in sé a non essere adatto. “Il problema è logistico - continua Testi. Alcune barriere architettoniche sono state superate, ma comunque decideranno i magistrati, non i medici. C’è da dire anche che il carcere non guarisce le persone e il suo è un caso estremo”.

Intanto si aggrava - Quando è entrato in cella nel 2021 il detenuto pesava circa 140 kg, ora 260. Nonostante versi ogni mese 108 euro come “quota di mantenimento”, il carcere sta peggiorando le sue condizioni di salute, in contrasto con quanto previsto dalla legge sull’ordinamento penitenziario. “Stiamo monitorando il caso - dice la garante dei detenuti di Torino, Diletta Berardinelli -. L’attenzione è alta. Con il garante regionale valuteremo come muoverci”.