sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Massimiliano Nerozzi

Corriere di Torino, 19 novembre 2022

Stop ai processi anche per carenza di giudici. Decreto del presidente vicario Villani, che ora aspetta i pareri di avvocati e Procura. Poi toccherà al Consiglio giudiziario.

Lo sapevano tutti - e chi non lo sapeva se lo immaginava - ma scritto nero su bianco fa un certo effetto: “Allo stato le udienze di smistamento del 2023 sono pressoché complete e dunque i rinvii a giudizio verrebbero comunque disposti a udienze filtro del 2024”, scrive a un certo punto il presidente vicario del tribunale, Modestino Villani, nel decreto che ha per oggetto le “Prime misure organizzative connesse alla variazione tabellare del settore penale e alla vacanze di organico dell’ufficio gip”. Ovvero, per l’eventuale dibattimento di indagini già chiuse o prossime alla chiusura, e con indagati in libertà, se ne riparlerà tra un anno abbondante. 

Eppure, ci sono voluminosi (e complessi) procedimenti che non hanno visto ordinanze cautelari: dall’inchiesta sul Cpr a quella sui conti della Juventus. È la sezione gip-gup (quella dei giudici per le indagini e l’udienza preliminare) che è per lo più destinato l’intervento. Morale: fino alla fine di gennaio 2023, è “opportuno sospendere i rinvii a dibattimento dei processi in cui non vi siano imputati sottoposti a misura cautelare personale”. Insomma, quelle udienze preliminari saranno rinviate, sperando che da febbraio tutto - dalla riforma Cartabia alla variazione tabellare - sia pronto. Conoscendo l’Italia, auguri. 

Lunedì scorso, Villani ha illustrato il piano al consiglio dell’Ordine degli avvocati, lo stesso che dopo domani, ne discuterà, per poi rilasciare un parere: “È un argomento di grande importanza, che merita attenzione e riflessione”, dice l’avvocato Simona Grabbi, presidente dell’Ordine. Una volta incassato anche il parere di Procura e Commissione flussi, il tutto passerà al vaglio del Consiglio giudiziario e, finalmente, del Csm. Da qui la stima di fine gennaio, appunto. Di conseguenza, ecco il decreto firmato dal presidente del tribunale: “Fino a quando, all’esito del parere espresso dal Consiglio giudiziario sulla proposta di variazione tabellare concernente il settore penale, non venga diversamente disposto, il sistema Giada2 (il programma informatico che “pesa” i processi, ndr) indicherà date di udienze per il dibattimento unicamente per i processi con imputati sottoposti a misura cautelare personale”. Altrimenti, si va al 2024. 

Corollario: lo stop alle udienze preliminari “fino al 31 gennaio 2023, eccetto quelle con imputati sottoposti a misura cautelare o per i quali vi siano esclusivamente richieste di riti alternativi”. Il tutto, per la sezione gup-gip, anche nell’attesa di un “diverso provvedimento che disciplini ex novo gli ingressi delle richieste di rinvio a giudizio”. Cioè, le disposizioni della riforma Cartabia, ed eventuali norme transitive, che incideranno sull’attività dei gip e sulle udienze predibattimentali. Se non pochi nei corridoi della Procura, umanamente, sbuffano, alcuni avvocati giudicano positivamente l’intervento. Del resto, leggi rivedibili e disastroso impiego delle risorse, obbligano tanti a ciò che gli informatici chiamano kluge: una soluzione forse non troppo elegante, ma efficiente, per risolvere un problema specifico. 

Pesano, mai dimenticarlo, le notevoli carenze di organico tra gip (meno 8) e sezioni penali del tribunale. Per non parlare del legislatore, un grande classico. Come, ragiona un giudice, la competenza collegiale (e non più monocratica) per i maltrattamenti aggravati dalla presenza di minori, o ai loro danni: “Così ora facciamo un processo quando prima se ne facevano tre. Intelligente no?”.