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di Massimo Massenzio

Corriere di Torino, 12 novembre 2022

A poco meno di 24 ore dal suicidio nel padiglione C. Approfittando dell’assenza del compagno di cella un cinquantenne ha annodato un lenzuolo al gancio della plafoniera e ha cercato di impiccarsi.

Non c’è pace per il carcere di Torino. Ieri, 11 novembre, a poco più di 24 ore di distanza dal suicidio di un detenuto nel padiglione C, un altro detenuto ha tentato di togliersi la vita nel padiglione dei “nuovi giunti”. Approfittando dell’assenza del compagno di cella l’uomo, cinquantenne, ha annodato un lenzuolo al gancio della plafoniera e ha cercato di impiccarsi. A salvarlo è stato l’intervento di un agente della polizia penitenziaria che, avendolo visto piangere pochi minuti prima, ha deciso di andare a controllare.

La situazione all’interno della casa circondariale Lorusso e Cutugno è a dir poco esplosiva e, dopo i disordini scoppiati sera nel padiglione A, i sindacati di polizia penitenziaria hanno dichiarato lo stato di agitazione e interrotto le relazioni sindacali con l’amministrazione. Nel frattempo si è conclusa con l’irruzione di un centinaio di agenti la clamorosa protesta per la presunta di assistenza sanitaria. I detenuti si erano barricati nella sezione clinica e minacciavano gesti anticonservativi qualora i poliziotti avessero provato a entrare. Poco prima di mezzogiorno il personale ha segato le gambe del letto che sbarrava l’ingresso e gli agenti, con scudi e caschi, ma senza manganello, hanno messo fine alla rivolta.