di Alberto Giulini
Corriere di Torino, 8 agosto 2025
L’uomo, 45 anni, in carcere per furto e ricettazione era stato condannato in via definitiva. Ancora un suicidio in carcere, il secondo episodio in Italia in meno di ventiquattro ore. Gabriele Dandolo, 45 anni, si è tolto la vita nella prima sezione del padiglione C della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino. L’uomo si è impiccato in cella con un cappio rudimentale ricavato da un lenzuolo. In carcere per furto e ricettazione, il detenuto aveva da poco visto la sentenza di condanna diventare definitiva. “Era un uomo fragile e di questa fragilità i genitori avevano avvisato l’amministrazione penitenziaria - spiega l’avvocata Roberta Di Meo. Chiederò al magistrato di fare chiarezza con accertamenti per verificare eventuali responsabilità e negligenze. Tuteleremo la sua memoria e i suoi familiari”.
La Procura di Torino aprirà un’inchiesta, intanto il cinquantatreesimo episodio di suicidio in carcere apre a diversi spunti di riflessione sulle criticità del mondo delle carceri. “Ho dato disponibilità personale a partecipare alle visite di Ferragosto organizzate storicamente dal partito Radicale” spiega Bruno Mellano. L’ex garante regionale dei detenuti sarà al Lorusso e Cutugno il 14 agosto. Al suo posto, nei giorni scorsi, è stata nominata Maria Spadafora. La solidarietà alla famiglia di Gabriele Dandolo è arrivata anche dalla garante comunale Monica Cristina Gallo.
La morte del 45enne si verifica a meno di ventiquattro ore da quella di Stefano Argentino. Il 22enne, accusato dell’omicidio di Sara Campanella, si è tolto la vita nel carcere di Messina. Dandolo porta a 54 il numero di suicidi negli istituti penitenziari italiani nel 2025. Di questi, tre episodi sono avvenuti in Piemonte: due morti al Lorusso e Cutugno di Torino e uno al Cerialdo di Cuneo. “Il 54° suicidio in Italia mette in discussione l’organizzazione dell’amministrazione penitenziaria - attacca Leo Beneduci, segretario generale dell’osapp, organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria. Noi sosteniamo che questo sia solo una delle punte dell’iceberg penitenziario che, oltre ai suicidi, comprende anche risse e aggressioni. Ma perfino traffici di telefoni, di sostanze stupefacenti e sindromi psichiatriche in assenza di assistenza sanitaria per i malati. Tutto è gestito dal personale di polizia penitenziaria, privo di mezzi e organici, su cui pende la costante spada di Damocle dei procedimenti disciplinari e penali”.
Secondo Beneduci “l’amministrazione centrale, così come è organizzata, è costosa e inutile: il Dap va commissariato o chiuso del tutto. La polizia penitenziaria è l’unico corpo con funzioni risocializzanti: deve essere gestita da un’amministrazione appropriata che non può essere l’attuale”. Il Lorusso e Cutugno di Torino torna intanto a fare i conti con un altro suicidio, il secondo del 2025. Il 19 maggio del 2025 Hamid Badoui si era tolto la vita impiccandosi con i lacci delle scarpe all’interno della cella poche ore prima dell’udienza di convalida dell’arresto. L’uomo, arrestato in Barriera di Milano, era entrato in carcere il giorno precedente.











