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di Marina Lomunno


La Voce e il Tempo, 23 gennaio 2021

 

Mons. Cesare Nosiglia, tramite la nostra rubrica "La Voce dentro" del numero del 20 dicembre scorso, poiché causa l'emergenza Covid non ha potuto celebrare la consueta Messa di Natale nel carcere torinese "Lorusso e Cutugno", ha scritto una lettera di auguri per i ristretti adulti e per i giovani reclusi nel carcere minorile "Ferrante Aporti". Una detenuta ci ha inviato una lettera (che pubblichiamo) per ringraziare l'Arcivescovo, il nostro giornale e i lettori che hanno accolto l'appello di regalare un abbonamento ai carcerati.

 

Gentile Direttore, con questa lettera vorrei ringraziare la redazione e tutti coloro che si ricordano di noi detenuti come persone e pensano a noi con umanità. Ho letto la lettera che mons. Cesare Nosiglia, tramite il suo giornale, ha voluto inviarci e le chiedo di portagli i miei ringraziamenti per le parole di speranza chi ci ha donato.

Ci è mancata la Messa di Natale presieduta dall'Arcivescovo che mi ha cresimata qui in carcere nel 2017, ci sono mancati i volontari e anche la presenza della vostra giornalista che ci segue per il suo giornale che leggiamo grazie alla generosità di tanti suoi abbonati. Mi spiace che stia per finire il suo "mandato", anche perché mons. Nosiglia è un uomo vicino alla gente comune e che non ha paura di esporsi anche redarguendo i "detentori del potere".

Questo per me è importantissimo perché ci fa sentire meno soli, dà forza a quei lavoratori che stanno perdendo il lavoro, agli ultimi lasciati al freddo, agli anziani soli dona quell'affetto di cui una società troppo egoista spesso ne dimentica l'esistenza. Qui in carcere il 2020 è stato un anno devastante, in un luogo già chiuso e stringente per il corpo e l'anima, il tempo è diventato ancora più lungo e pesante.

Solo grazie ai cappellani durante il primo lockdown siamo riusciti a tenere viva la speranza e abbiamo deciso di evitare sterili rivolte o piagnistei. Come detenuti abbiamo scelto di rispettarci come persone e di divulgare il nostro appello, pubblicato sui alcuni giornali a fi ne dicembre, per chiedere un gesto di clemenza e in questo periodo di Pandemia misure meno affl ittive estese a tutta la popolazione detenuta. Per quanto mi riguarda, ho molta paura a tornare fuori nelle "vie del male" e sto facendo del mio meglio per tornare ad essere una donna che si vuol bene e non si spreca. Purtroppo il carcere è un ambiente duro e mi pesa molto stare lontana dai miei affetti e con persone "estranee", anche se la solidarietà e l'impegno tra alcune di noi non manca e ci unisce. Ma non siamo tutti uguali anche se, almeno tra "gli ultimi", bisognerebbe essere coesi e non farsi i dispetti.

Purtroppo il futuro è carico più di incertezze che di buon auspici specie per chi come me teme l'esclusione completa da un possibile reinserimento una volta scontata la mia pena. "Fuori" c'è una crisi spaventosa, qui i progetti di reinserimento al lavoro per le donne scarseggiano e mi chiedo ogni giorno con angoscia se ce la farò.

Ma non mi faccio "uccidere" dal vittimismo, lo combatto: con il lavoro di addetta alle pulizie, con lo studio universitario anche se con difficoltà perché la sezione del Polo universitario interna è per ora riservata ai detenuti maschi; e poi ho svolto volontariato presso l'Icam, la sezione speciale dove sono ristrette le mamme con bambini sotto i 6 anni: tutto ciò mi riempie le giornate e il cuore perché mi sento una persona migliore servendo il prossimo. Ricordo gli insegnamenti dei salesiani quando andavo l'oratorio Agnelli e la scuola salesiana che frequentavo.

Rivolgere la mia preghiera a Dio mi aiuta, mi rafforza e non mi fa sentire sola. E non è una vergogna per me essermi allontanata da certi "codici" della strada: temo solo che senza un progetto per il mio futuro e senza un lavoro la solitudine mi ci riporti dentro.

Fuori avevo scelto la deviazione, qui mi sto impegnando come non mai a crearmi un futuro e non sbagliare ancora. Poiché non ho una casa e un lavoro fuori, prego e aspetto con ansia che gli educatori mi diano una mano a trovare un lavoretto esterno come prevede l'art.21 per poter proseguire il percorso verso la libertà e una nuova vita. Grazie per l'attenzione che ci riservate, grazie all'Arcivescovo.

Lettera firmata