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di Sara Sonnessa

torinocronaca.it, 8 luglio 2024

Parla Annamaria Cappitella, 35 anni di servizio presso le strutture femminili. Il pensiero ad Azzurra Campari, la giovane di Riva Ligure ritrovata senza vita nella sua cella alle Vallette un anno fa: la ragazza doveva scontare una pena di due anni. E’ in piedi Annamaria, fuori dalla sala dove a breve cominceranno le celebrazioni del Battesimo per alcune delle detenute. Quando queste arrivano e la trovano li, la salutano con le braccia al collo. “Ci mancherai tantissimo” dice una. “Sei bellissima senza divisa!” esclama un’altra. Una divisa, quella che Annamaria Cappitella ha da poco appeso nell’armadio, dopo 35 anni di servizio presso le strutture carcerarie, nei padiglioni femminili. Prima a Le Nuove, poi alle Vallette, dove ha ricoperto per un lungo periodo l’incarico di sovrintendente capo coordinando i settori dove sono ospitate le 125 donne. Donne che Annamaria, che qui tutti chiamano Anna, si porterà nel cuore: “Questo è stato il mio mondo: ho sempre creduto in un rapporto basato sul rispetto reciproco. Il tempo mi ha dato ragione” racconta Cappitella a margine della cerimonia che ha visto sette detenute essere battezzate alla Chiesa Evangelica.

“Le mie donne”, così le chiama quando parla di loro. Donne che l’abbracciano e pregano per scattare una foto ricordo insieme. “Non penso starò mani in mano, non sono il tipo. Mi dedicherò al volontariato, sicuramente, sempre per le donne. D’altronde la cosa più bella che porto con me di questi anni sono i rapporti”. Quando ad Anna chiediamo cosa farebbe se potesse cambiare qualcosa all’interno del Padiglione F (quello appunto dedicato alle ospiti di sesso femminile) lei risponde: “Spazi da dedicare ad attività ricreative e culturali: più ampi, più belli. Stanze più grandi e con le docce. E telefoni, per sentire le famiglie, in contesti controllati ovviamente”. Potrebbe stranire sentire un “capo” parlare in questo modo.

“Perché siamo abituati a vedere, di queste persone, le facce sui giornali e basta, dietro quelle foto ci sono delle vite, spesso vissute senza amore. C’è la sofferenza. Io sono certa che possano cambiare e riprendere in mano la loro vita”. Il momento più nero? “I suicidi, 4 nel 2023. Avevamo il terrore allo smontare dei turni di andare a casa e ricevere una telefonata...” Il pensiero ricorre ad Azzurra, la 28enne di Riva Ligure trovata morta nella sua cella ad agosto scorso. “Azzurra, il dolore che mi porterò dentro per sempre: per lei c’era amore. Vorrei incontrare, un giorno, la mamma di Azzurra: perché lei potesse vedermi e capire il senso di umanità oltre la divisa che noi abbiamo nei confronti di queste ragazze” conclude Anna con le lacrime agli occhi.