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di Cristina Palazzo

La Repubblica, 7 dicembre 2024

Primo verdetto nel maxi processo per le torture al Lorusso e Cutugno, un ex detenuto non riconosce le guardie accusate di umiliazioni in cella. Due agenti della polizia penitenziaria sono stati assolti nel maxiprocesso sulle presunte violenze ai detenuti nel carcere Lorusso e Cutugno. Erano loro contestate vessazioni durante le perquisizioni nei confronti di un detenuto che aveva raccontato agli inquirenti le umiliazioni subite: gli sarebbe stato spruzzato del detersivo per i piatti sulle lenzuola che usava in cella e gli sarebbero stati gettati i vestiti a terra. Durante il processo il testimone non ha però più riconosciuto i due agenti come gli autori di questi gesti. Di qui l’assoluzione dei due imputati “per non aver commesso il fatto”.

“Abbiamo sempre spiegato che i due agenti non potevano aver commesso quegli episodi perché non erano in servizio, per cui quanto veniva loro contestato non era verosimile”, ha detto l’avvocato Beatrice Rinaudo, che ha difeso entrambi. Questioni, ha sottolineato, “che abbiamo evidenziato sin dalla fase di indagini e anche ribadito, ma finora erano rimaste inascoltate. Meno male che alla fine abbiamo trovato un tribunale che le ha comprese”.

Prosegue intanto il processo ordinario nei confronti dei colleghi degli agenti: sotto accusa sono una ventina circa, che devono rispondere del reato di tortura. L’inchiesta del pm Francesco Pelosi fu tra le prime in Italia a puntare i fari sulle ombre della vita in carcere, dando il via ad altre indagini simili in altri penitenziari piemontesi.

Le due assoluzioni pronunciate ieri si aggiungono alle tre già arrivate nella tranche del processo con rito abbreviato che era stato scelto dai vertici del carcere delle Vallette. I giudici della corte d’Appello nelle scorse settimane avevano infatti fatto cadere le accuse assolvendo l’ex direttore delle Vallette, Domenico Minervini e avevano confermato l’assoluzione di Giovanni Alberotanza, all’epoca dei fatti comandante del reparto di polizia penitenziaria che era accusato di favoreggiamento, e l’allora agente Alessandro Apostolico per “insufficienza di prove”. All’ex direttore in primo grado era stata inflitta una multa di 300 euro per omissione in atti d’ufficio, per non aver denunciato le presunte violenze che gli sarebbero state segnalate.