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di Marco Piuri*

Corriere della Sera, 21 ottobre 2025

L’iniziativa, che da 29 anni unisce milioni di persone, quest’anno parte dalla casa di reclusione di Milano Opera. Appuntamento il 15 novembre. La Colletta Alimentare parte quest’anno dalla casa di reclusione di Milano Opera, un luogo che all’apparenza potrebbe sembrare lontano dalla generosità che vogliamo raccontare. In realtà è proprio qui che il gesto semplice di donare assume un valore ancora più profondo. Da 29 anni la Colletta unisce milioni di persone in un atto di solidarietà: donare parte della propria spesa a chi è in difficoltà. La scelta di lanciare l’iniziativa in carcere non è casuale: testimonia il potere educativo e rigenerativo di un gesto che coinvolge tutti, senza eccezioni. Da oltre 15 anni nel giorno della Colletta Alimentare - quest’anno sarà il 15 novembre - anche le persone detenute partecipano attivamente acquistando e donando alimenti, diventando parte di una rete che unisce chi dà e chi riceve. 

Sentirsi ancora capaci di essere utili agli altri, di prendersi cura di chi ha bisogno, anche in condizioni di restrizione, genera speranza e senso di comunità, come ci ha ricordato il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Fabio Pinelli, rende concreto il percorso di rieducazione, secondo i principi costituzionali. La collaborazione delle istituzioni penitenziarie e delle associazioni che operano nelle carceri rende possibile questo incontro tra mondi apparentemente lontani, dimostrando che il bene può attraversare ogni barriera, muro o sbarra, anche quelle che ha volte chiudono il cuore di ognuno di noi. 

Su questo ha insistito anche mons. Vincenzo Paglia che ha sottolineato il valore di un gesto semplice, che è in grado di riaccendere legami umani e sociali e far rifiorire la scintilla di bene, non solo nei cuori di chi vive tra mura di un carcere, ma anche nei nostri, sempre più segnati da solitudine e egoismi. In un Paese dove 5,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta, la Colletta Alimentare è più che mai preziosa. Perché la solidarietà non conosce confini, è contagiosa e dal carcere di Opera parte oggi un messaggio chiaro: ciascuno di noi può fare la differenza.

*Presidente Fondazione Banco Alimentare Ets