di Rita Bernardini, Sergio D'Elia, Elisabetta Zamparutti
Il Riformista, 20 novembre 2021
Immersi come continuiamo a essere in uno "stato di emergenza" in cui a emergere è lo Stato con tutto il suo armamentario di norme e procedure eccezionali, mezzi e poteri speciali, noi vogliamo che ad emergere e affermarsi siano invece gli stati di coscienza e di diritto orientati ai valori umani universali. È proprio in momenti come quello che stiamo vivendo in cui imperano la paura e i divieti che occorre essere speranza contro ogni speranza.
Ritorniamo quindi al carcere di Opera dove il nostro "viaggio della speranza" è partito sei anni fa. Dal Congresso del 2015, l'ultimo a cui ha partecipato Marco Pannella, dagli ergastolani senza speranza, gli "irredimibili" protagonisti del docufilm di Ambrogio Crespi e dai "Laboratori Spes contra spem" nei quali si sono redenti, siamo arrivati alla Corte di Strasburgo e alla Corte Costituzionale che hanno affermato contro l'ergastolo ostativo il diritto alla speranza che abbiamo celebrato nel Congresso del 2019, sempre a Opera. Il viaggio della speranza, da libro curato da Sabrina Renna, Antonio Coniglio e Lorenzo Ceva Valla su quello straordinario Congresso del 2019, è diventato un viaggio vero e proprio che ci ha portati ad attraversare la Puglia, la Calabria, la Sicilia. Dalle terre del nostro Paese, che il potere considera l'impero del male dove abitano i cattivi da condannare a pene senza speranza, è emersa invece una storia diversa, una "teoria" alternativa di fatti e di persone.
Nel Congresso del 17 e 18 dicembre racconteremo quest'altra storia, il vissuto di persone che oggi costituiscono anche la nostra realtà associativa, molto più forte, diversa e ricca di due anni fa. Parteciperanno imprenditori perseguitati da misure interdittive e di prevenzione antimafia, Sindaci di Comuni sciolti per mafia, detenuti e detenenti, ex detenuti e loro famigliari vittime del sistema mortifero del diritto e dell'esecuzione penale, cittadini cultori dello stato di diritto, avvocati difensori dei diritti umani dentro e fuori le aule dei tribunali. Il IX Congresso sarà incentrato su due sessioni di dibattito.
La prima sessione ha il titolo "Quando prevenire è peggio che punire", perché negli ultimi anni gli stessi processi e castighi penali, troppo garantisti e dagli esiti incerti, sono stati soppiantati da processi e castighi sommari, immediati e più distruttivi, quelli delle misure di prevenzione, dei sequestri e delle confische personali e patrimoniali, delle informazioni interdittive antimafia, dello scioglimento dei Comuni per mafia. Questo è anche il titolo del libro di Nessuno tocchi Caino e de Il Riformista curato da Pietro Cavallotti, Lorenzo Ceva Valla e Miriam Romeo, che finalmente ha visto la luce dopo un anno di lavoro, di conferenze e di incontri con i protagonisti, loro malgrado, di una storia di "guerra alla mafia" che con la terribilità con cui è stata condotta, ha provocato - come spesso accade in ogni guerra senza quartiere - "danni collaterali" e vere e proprie vittime innocenti.
La seconda sessione ha il titolo "Non un diritto penale migliore, ma qualcosa di meglio del diritto penale" perché una pena retributiva, che è speculare al delitto, è insensata e inutile; perché il carcere non è solo il luogo della privazione della libertà, è diventato, davvero, anche "un luogo di pena" dove la malattia, il dolore, la sofferenza, il patimento sono i tratti dominanti, strutturali, istituzionali. Di questa visione del diritto penale che è stata quella di Gustav Radbruch e Aldo Moro, e di una giustizia che non punisce e separa ma ripara e riconcilia, che fa leva sulla forza della parola e del dialogo, della speranza e dell'amore, abbiamo parlato pochi giorni fa proprio con Marta Cartabia in un cordiale e intenso incontro a Via Arenula.
Per partecipare al Congresso occorre registrarsi entro e non oltre il 30 novembre scrivendo a









