sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Giuseppe Spadaro*

Il Dubbio, 1 luglio 2026

Ci sono decisioni che maturano lentamente, altre che arrivano come un richiamo profondo alle proprie radici. Il passaggio dalla presidenza del Tribunale per i minorenni di Trento a quella del Tribunale ordinario di Catanzaro appartiene ad entrambe le categorie. È una scelta che nasce da ragioni familiari, ma anche dal desiderio di chiudere un cerchio proprio là dove il mio percorso professionale ha avuto inizio, nella mia amatissima Calabria. Lascio Trento con gratitudine e con la consapevolezza di aver vissuto un’esperienza straordinaria. Le valutazioni espresse generosamente dai colleghi del Consiglio Superiore della Magistratura hanno riconosciuto il lavoro svolto in questi anni, a Bologna e a Trento, e i risultati raggiunti: l’abbattimento dell’arretrato, tanto nel settore civile quanto in quello penale minorile, rappresenta un dato oggettivo di cui andare orgogliosi.

È il frutto di una organizzazione costruita giorno dopo giorno, della collaborazione tra magistrati, personale amministrativo, servizi territoriali, avvocatura e tutte le professionalità che rendono possibile il funzionamento della giustizia minorile. Eppure, se mi chiedessero quale sia il risultato più importante di questi anni, non citerei mai una percentuale, un indice statistico o un dato numerico. La giustizia, nonostante la tendenza efficientista verso cui tutti noi siamo portati, non può essere misurata soltanto con l’algebra delle pendenze definite o con gli indicatori di efficienza. Esiste una dimensione molto più profonda, che nessuna relazione ministeriale e nessuna tabella riuscirà mai a raccontare fino in fondo.

Dopo tanti anni trascorsi nella giurisdizione minorile, posso dire che questo lavoro lascia un segno indelebile. Non è semplicemente un incarico professionale: è un modo di guardare il mondo. I volti dei ragazzi incontrati in questi anni continueranno ad accompagnarmi. C’è uno sguardo che precede sempre le parole. Gli occhi di un adolescente raccontano paure, rabbia, speranze, fragilità e desideri ancora prima che inizi un colloquio.

È in quello sguardo che il giudice minorile deve trovare la capacità di ascoltare davvero, senza pregiudizi, senza fretta, senza fermarsi alla superficie del fatto. Ho imparato che dietro ogni fascicolo esiste una storia irripetibile. Dietro ogni procedimento vi sono famiglie ferite, percorsi educativi interrotti, errori, ma anche possibilità di riscatto. Ed è forse questa la più grande lezione che la giustizia minorile insegna: nessun ragazzo può essere identificato soltanto con il reato che ha commesso o con la difficoltà che sta vivendo. Ogni minore conserva una possibilità di cambiamento, purché le istituzioni siano capaci di offrirgli un’opportunità autentica.

Tra i ricordi che porterò sempre con me non ci sono soltanto le udienze o le decisioni più difficili. Ci sono soprattutto quei momenti che difficilmente trovano spazio nelle sentenze: il sorriso di un ragazzo che, dopo un lungo percorso, torna a credere in sé stesso; il silenzio di chi comprende finalmente il valore delle proprie responsabilità; il grazie pronunciato, talvolta con gli occhi lucidi, da genitori che, dopo anni di incomprensioni e sofferenze, sono riusciti a ricostruire un rapporto sereno con i propri figli. Sono questi gli istanti che danno senso alla f1unzione giurisdizionale. Sono questi i risultati che nessuna statistica potrà mai contabilizzare. Naturalmente nulla di tutto questo sarebbe stato possibile senza le persone con cui ho avuto il privilegio di condividere questo lungo cammino. Penso agli autorevoli colleghi magistrati con i quali ho lavorato prima a Catanzaro, poi a Bologna e infine a Trento. Penso ai giudici onorari, ai dirigenti amministrativi, al personale di cancelleria, ai servizi sociali, agli psicologi, agli educatori, alle forze dell’ordine, agli avvocati.

La giustizia minorile è forse il luogo nel quale più di ogni altro si comprende che nessuno può lavorare da solo. Ogni risultato appartiene sempre ad una comunità professionale. Proprio per questo non considero il mio trasferimento un abbandono della giurisdizione minorile. Sarebbe impossibile lasciare davvero un mondo che mi ha formato prima ancora che professionalmente, umanamente. Porto con me un patrimonio di esperienze che continuerà ad orientare il mio modo di essere magistrato anche nella diversa realtà del Tribunale ordinario. So bene che la nuova esperienza a Catanzaro presenterà difficoltà importanti. Le criticità degli organici della magistratura togata sono note, così come quelle, altrettanto rilevanti, del personale amministrativo e delle cancellerie. Sarebbe ingenuo ignorarle. Ma chi ha lavorato nella giurisdizione minorile sa che le difficoltà non sono mai una ragione per rinunciare a cercare soluzioni. Chi mi conosce sa anche che ho sempre amato le sfide, purché abbiano un senso e siano affrontate con spirito di servizio.

Inizio questo nuovo capitolo con l’umiltà di chi sa di avere ancora molto da imparare e con la determinazione di mettere a disposizione l’esperienza maturata in tanti anni di magistratura. Non porto con me ricette miracolose, ma un metodo fondato sull’ascolto, sul lavoro di squadra, sull’organizzazione e sul rispetto delle persone. Se oggi mi volto indietro, non vedo soltanto oltre 35 anni di carriera. Vedo migliaia di incontri che hanno dato significato al mio essere giudice. Perché, in fondo, sono profondamente convinto che la funzione del magistrato trovi il proprio valore più autentico non soltanto nella corretta applicazione della legge, ma nella capacità di ricordare, ogni giorno, che dietro ogni procedimento esiste una persona.

È con questo spirito che torno nella mia Calabria. Chiudo un cerchio, ma non una storia. Una storia che continua con la stessa passione, con la stessa dedizione e con la stessa convinzione che mi accompagna dal primo giorno in cui ho indossato la toga: la giustizia è fatta di norme, certamente, ma soprattutto di persone. Ed è alle persone che un magistrato deve continuare a guardare, sempre.

*Presidente del Tribunale per i Minorenni di Trento