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di Francesca Scopelliti*

 

La Repubblica, 18 maggio 2019

 

Nonostante le false accuse non abbandonò mai le battaglie di legalità e giustizia. Anche grazie a Radio Radicale. Oggi ricorre il 31° anniversario della morte di Enzo Tortora. E sette giorni dopo, domenica 26, si vota per eleggere il nuovo Parlamento europeo: due occasioni che si intrecciano nel passato e nel presente. Nella memoria di Enzo come candidato con i radicali di Marco Pannella (il quale ci ha lasciato il 19 maggio di tre anni fa) proprio per le Europee de11984: una campagna elettorale eccezionale, nella forma e nella sostanza.

Il "candidato-imputato", il "candidato fantasma", ristretto agli arresti domiciliari che, grazie a Radio Radicale poteva rivolgersi agli italiani per "dare il senso" di quella candidatura. Una scelta "politica" che era già nei suoi pensieri. In una lettera dal carcere scriveva: "Ora, il mio compito è uno: far sapere. E non gridare solo la mia innocenza, ma battermi perché queste inciviltà procedurali, questi processi che "onorano", per paradosso, il fascismo, vengano a cessare".

A Strasburgo, Enzo non si sarebbe occupato dell'installazione dei missili o del prezzo dei fagiolini sul mercato europeo, o peggio della targa da applicare sul fondoschiena dei cani, ma esclusivamente della riforma dei codici, del buon funzionamento della giustizia e della sacrosanta tutela dei diritti dei cittadini, "sia di quelli che stanno dentro, sia di quelli che stanno fuori". In quegli stessi giorni, con una tempestività sospetta e con l'intento di demonizzare quel "camorrista" con velleità parlamentari, veniva depositata la richiesta di rinvio a giudizio per associazione a delinquere e traffico di stupefacenti.

Ma non funzionò: il Partito Radicale raggiunse il 3,5% di voti e Tortora 450mila preferenze. A chi gli chiedeva se era più felice per la libertà riacquistata o per la conferma dell'affetto della gente, lui rispondeva: "Sono felice perché comincia una nuova vita, con l'impegno di una battaglia in cui credo". Enzo Tortora fu un apprezzato e stimato parlamentare europeo: fece conoscere la giustizia italiana e si batté per una giustizia europea, raccontò le carceri italiane e si impegnò per carceri europee.

Dopo la condanna a 10 anni, si dimise. Ritornò agli arresti domiciliari, affrontò il processo d'appello e fu assolto senza mai abbandonare la sua "predicazione" di legalità e di diritto. Ma il tempo è tiranno e il 18 maggio del 1988 Enzo se n'è andato, lasciandoci un esempio. Una speranza. Questo il ricordo, doloroso ma esemplare, crudele ma illustre.

E il presente? Oggi manca la passione di un "credo" forte che faccia dell'emiciclo di Strasburgo la cattedrale degli ideali democratici, della libertà, della legalità e della giustizia giusta. Ho sentito dire ad un candidato che l'Europa "è una entità astratta", dove Spinelli, De Gasperi, Schuman e gli altri sembrano essere stati dei simpatici visionari.

Resta però il valore di un "megafono" che non ha cambiato registro e anche in assenza delle voci più autorevoli continua a mantenere viva quell'eredità, quel suo patrimonio culturale, politico e sociale. Sì, questa eccezionale campagna elettorale ha una grande "complice": Radio Radicale, che permise ad un innocente in carcere di comunicare con il mondo e raccontare la verità di una brutta storia di malagiustizia.

Una storia che i giovani devono conoscere. Una radio che i giovani devono difendere da chi vuole spegnerla, proprio per tenere accesa la libertà del loro futuro.

 

*Francesca Scopelliti, che fu compagna di Enzo Tortora, è presidente della "Fondazione per la giustizia Enzo Tortora"