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Avvenire, 30 marzo 2022

I migranti intercettati in mare e riportati in Libia vengono reclusi e sottoposti a periodi prolungati di detenzione arbitraria in luoghi in cui viene “praticata sistematicamente la tortura”. L’ennesima conferma arriva da un nuovo rapporto della missione Onu in Libia che sarà all’attenzione del Consiglio dei diritti umani oggi a Ginevra. Da ottobre scorso, riferisce il rapporto, migliaia di persone che hanno tentato la traversata in mare e sono state riportate in Libia, vivono in “condizioni disumane”, sono “sistematicamente torturate, violentate o minacciate di stupro e talvolta uccise”.

L’inchiesta dell’organismo Onu parla di recenti prove che testimoniano come la tortura sia praticata ripetutamente e continuativamente contro i detenuti. Ciò include luoghi di detenzione ufficiali e siti gestiti dalle milizie che agiscono sotto l’egida dello stato libico. Inoltre, molte delle prigioni, che erano state dichiarate chiuse, operano invece in segreto e i rappresentanti Onu sottolineano come, in molti casi, le autorità non hanno eseguito gli ordini di rilascio dei detenuti.

“Il persistere di gravi violazioni dei diritti umani e una cultura di impunità in diverse parti della Libia sta ostacolando la transizione verso la pace, la democrazia e lo stato di diritto”, hanno detto i rappresentanti delle Nazioni Unite. Oltre alle massicce violazioni che colpiscono i gruppi vulnerabili, come i migranti, il rapporto riferisce di molte altre violazioni che riguardano la transizione verso la democrazia e l’integrità del processo elettorale, come intimidazioni e abusi nei confronti di attivisti o attacchi al sistema giudiziario. “Tutto ciò - conclude il rapporto - mette in dubbio il rispetto da parte del governo e delle autorità de facto dei loro obblighi di garantire la libertà di espressione e di riunione dei libici”.