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di Riccardo Congiu


Corriere Fiorentino, 16 ottobre 2019

 

A giugno scade l'incarico per Corleone. "Da Sollicciano a Volterra, quante promesse rinviate". "Non so perché li chiamino scioperi della fame. Io mi astengo dal cibo, ma di fame ne ho parecchia", dice scherzando Franco Corleone, che da oggi smetterà di mangiare. Di nuovo. Le ragioni sono più o meno le stesse dell'ultima volta, a luglio. E da ricercare ancora nella "situazione disperante" - come lui stesso la definisce - delle carceri toscane. "Il digiuno, meglio chiamarlo così, ti aiuta almeno a non perdere tempo a pranzo. E a concentrarti sul lavoro anche nell'orario dei pasti".

Settantatré anni il mese scorso, più di 40 passati a lottare soprattutto per i diritti dei detenuti (e non solo). Franco Corleone, una decina di scioperi della fame alle spalle, non abbandona il suo impegno. Nemmeno nella conferenza in cui dovrebbe tirare le somme alla fine del suo mandato come garante regionale dei detenuti, cominciato nel 2013 (e già dal 2003 garante per gli istituti di Firenze). L'appuntamento di ieri gli è servito più che altro per fissare l'agenda.

"A luglio il Provveditore mi aveva promesso per iscritto che diverse cose sarebbero state realizzate entro settembre-ottobre", spiega Corleone. E fa riferimento al teatro da costruire nel carcere di Volterra, alla trasformazione dei bagni a vista nella sezione femminile del carcere di Pisa, al problema delle cucine a Livorno e a Sollicciano. Una "lentezza", dice l'ex radicale, diffusa su nodi all'apparenza semplici, fermi per intoppi burocratici.

"Ora mi dicono che le scadenze sono rimandate a fine anno. Ho la nausea di ripetere sempre le stesse cose. Quindi - insiste - per evitare reazioni scomposte è meglio che inizi un digiuno, che spero breve". Il più lungo fu di 30 giorni, "molti anni fa, forse sull'informazione - ricorda Corleone. I chili persi sono stati tanti negli anni, ma posso assicurare che si riacquistano in fretta. Questi periodi scassano il metabolismo".

Il suo mandato cesserà il prossimo 26 giugno, mentre a breve cambierà anche il Provveditore dell'Amministrazione penitenziaria, la figura a cui sono state rivolte le richieste a luglio. "Sarà il dottor De Gesu, che conosco da decenni. Gli lascia il posto Antonio Fullone, io però intanto voglio consegnargli un cantiere aperto, sì, ma di prospettive".

Per il nuovo garante che sostituirà Corleone invece qualche nome è già stato fatto, dall'ex sindaco di Arezzo Giuseppe Fanfani a Francesco Ceraudo, per 37 anni responsabile del centro medico nel carcere di Pisa. "Adesso è difficile pensare a una figura all'altezza di Corleone", commenta lo storico esponente radicale Massimo Lensi, "Franco ha portato la mentalità della giustizia rieducativa al posto di quella vendicativa. Il suo lavoro è stato ottimo nell'analisi delle piccole problematiche". Quelle che talvolta sembrano più complesse dei grandi traguardi, racconta Corleone: "È stato più semplice vincere la battaglia sulla privacy dei detenuti con l'amministrazione penitenziaria. Oppure il passaggio dagli Opg ai Rems, una vera rivoluzione di cui si parla poco".

Il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), con il pericolo di un internamento senza fine, è stato affidato dal Consiglio dei Ministri nel 2016 proprio a Corleone come commissario unico. Nel 2017 la chiusura definitiva di quello a Montelupo Fiorentino. Intanto Corleone non si ferma. Al presidente del consiglio regionale Eugenio Giani ha consegnato un testo sul diritto all'affettività e alla sessualità nelle carceri: "È garantito dalla Costituzione, così come la possibilità per le regioni di fare proposte di legge. Mi auguro che la Toscana sia la prima a inviarla al parlamento".