Redattore Sociale, 6 febbraio 2015
La vicepresidente Saccardi: "Non si può pensare a un vero reinserimento se la persona non viene presa in carico in modo reale". "Stiamo lavorando per impegnare parte del Fondo sociale europeo ai fini dell'inclusione sociale delle categorie più deboli e per la formazione e l'inserimento sociale dei detenuti. La partita dei fondi europei è importantissima e rappresenta una grande opportunità per creare percorsi veri che non si esauriscano in corsi di formazione fini a loro stessi. Non si può pensare a un vero reinserimento se la persona non viene presa in carico in modo reale". È quanto dichiarato dalla vicepresidente della Regione Toscana Stefania Saccardi, intervenuta al convegno "Dal carcere alla comunità".
"Ritengo - ha detto Saccardi - che un assessore alle politiche sociali debba porsi una domanda: Cosa succede alle persone quando escono dal circuito del carcere e delle comunità, e che fine fanno gli ex detenuti quando sono di nuovo liberi di circolare nel territorio? Per risolvere il problema occorre pensare a questo quesito fin da quando la persona si trova nel carcere e continuare a porselo fino a quando torna in libertà. Dobbiamo creare dei percorsi della pena che fin dal primo momento siano finalizzati al reinserimento e al recupero del detenuto".
"Il problema non è "svuotare le carceri", nel caso in cui la detenzione sia la pena adeguata alla persona questa deve essere applicata - ha aggiunto Saccardi. Il nostro fine è riabilitare il soggetto così come vuole la nostra Costituzione e per far questo dobbiamo scegliere il percorso appropriato. Come fare? La sensibilità toscana su questo tema deve tradursi in azioni concrete. La Regione è disposta a impegnarsi ancora di più, ad esempio investendo sulla formazione di chi ogni giorno opera in questo ambito. Abbiamo a disposizione una rete di associazioni, istituzioni ed enti che opera già in modo efficace, ma dobbiamo sempre più valorizzare questa sinergia".










