di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 2 luglio 2026
Prima il caso del 75enne colpito da ictus morto a Sollicciano, poi l’ennesima tragedia. “Una mattanza indegna di un Paese civile”. Il garante regionale dei detenuti Giuseppe Fanfani commenta così “lo stato di abbandono” in cui versa il pianeta carcere, dove negli ultimi giorni sono morti due detenuti, prima il fiorentino over 70 deceduto dopo il trasporto d’urgenza da Sollicciano all’ospedale San Giovanni di Dio, poi l’honduregno 26enne morto in cella a Prato. “Siamo di fronte ad una deriva inaccettabile - dice Fanfani - Questa striscia di morti è il frutto avvelenato di una concezione del carcere inteso unicamente come luogo di segregazione, di pura punizione e di totale abbandono, una realtà che si trova ad anni luce di distanza dal dettato dall’articolo 27 della nostra Costituzione”. Fanfani sottolinea che “proprio perché la persona reclusa è privata della propria libertà e non è in grado di determinarsi liberamente né di muoversi per tutelarsi, lo Stato, nel momento in cui ne assume la custodia, contrae un debito assoluto. Ha il dovere inderogabile di garantire una custodia che rispetti la dignità umana e che sia orientata alla rieducazione. Oggi, invece, assistiamo a un silenzioso e sistematico smantellamento di questi principi, nell’indifferenza burocratica di un sistema inefficiente, sordo e ormai al collasso”. Sul decesso di Sollicciano è intervenuto anche l’assessore al sociale del Comune di Firenze Nicola Paulesu: “È importantissimo che all’interno di ogni istituto penitenziario si facciano analisi attente delle condizioni di salute di tutti i detenuti e che, quando ci sono delle condizioni di salute estreme, come in questo caso è evidente, ci sia la possibilità di percorsi alternativi in collegamento col sistema territoriale della salute, prevedendo anche percorsi di sospensione o differimento della pena”.
Il detenuto era molto conosciuto al Girone e a Compiobbi, dove fino a poco tempo fa svolgeva servizio di volontariato per la sezione locale della Misericordia. Affranto il responsabile della confraternita di Compiobbi: “Ci occuperemo noi dei funerali, resta il fatto che mandando in carcere una persona così anziana e malata era forte il rischio che non uscisse dal penitenziario con le sue gambe, come effettivamente è stato. Aveva addirittura problemi di deambulazione, tanto che qualche settimana fa mi recai personalmente a casa sua per tirarlo su”. In lutto anche la cugina dell’uomo, la signora Gianna: “L’ultima volta che l’ho sentito è stata qualche giorno fa, quando mi telefonò da casa dicendomi che i carabinieri lo stavano portando via, poi ho risaputo notizie dal carcere quando mi hanno comunicato che era morto. Mandarlo in carcere in quelle condizioni è stata un’esagerazione”.
Nel frattempo, all’indomani del sequestro di sette sezioni, proseguono i trasferimenti da Sollicciano ad altri penitenziari (già una settantina quella dislocati in altre carceri toscane). Una condizione, quella dell’istituto fiorentino, che resta drammatica e su cui è intervenuto il deputato Pd Federico Gianassi: “È intollerabile che, di fronte a tutto quello che è successo, il Ministro della Giustizia Carlo Nordio non abbia ancora sentito l’esigenza di presentarsi di persona a Sollicciano per metterci la faccia”. Marta Logli, consigliera regionale Pd, annuncia una visita alla Dogaia di Prato e dice: “È urgente restituire dignità ai detenuti e a chi lavora all’interno delle carceri, fermando un collasso sistemico che interroga la coscienza di tutti noi”.










