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firenzedintorni.it, 17 luglio 2026

“Bisognerebbe aprire al popolo le carceri, che la gente venisse a vedere. Basterebbe entrare una sola volta in una cella per rendersi conto di quanto si possa essere ingiusti anche nei confronti di quelli che hanno sbagliato. Anche se hanno sbagliato molto, sia chiaro. Io non mi fido della retorica della politica. In certe condizioni la politica è inevitabile che reagisca con atteggiamenti pieni sì di retorica: se la gente avesse la possibilità di vedere” quei luoghi “di persona si renderebbe conto anche della vacuità di questi interventi”.

Lo ha affermato Giuseppe Fanfani, garante dei diritti dei detenuti della Toscana, parlando a margine di un convegno a Firenze, a poche ore dal decesso di un detenuto di 23 anni, che è Rstato trovato morto nel carcere di Lucca. “Se la ragione - ha aggiunto - prevalesse nella gestione del sistema carcerario, avremmo risolto tanti problemi. Ma prevalgono una pessima e un disinteresse complessivo verso un settore che non porta voti e con questo abbiamo detto tutto. Poi i morti sono la conseguenza perché se si abbandonano le persone senza speranza, senza dignità”. “Vorrei che i cittadini sapessero una cosa - ha osservato Fanfani - Quando parliamo di sovraffollamento usiamo un termine che inganna perché l’affollamento ordinario nel nostro ordinamento sono 3 metri quadri a persona. Quindi quando si parla di sovraffollamento vuol dire che si negano anche i 3 metri quadri a persona. E quando si dice che il sovraffollamento è al 200% vuol dire che ogni persona ha a disposizione un metro e mezzo”.

Fanfani ha concluso affermando che “la stragrande maggioranza di quelli che sono in carcere dalle nostre parti sono dei disgraziati. È gente che non ha né arte né parte, il 50% sono stranieri. C’è una percentuale, oltre il 30% di tossicodipendenti, di gente a doppia diagnosi, vuol dire tossicodipendenti e malati psichiatrici insieme. In una situazione di questo tipo le carceri dovrebbero avere una funzione riabilitativa che attualmente non svolgono neanche in minima parte”.