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di Jacopo Storni

Corriere Fiorentino, 25 luglio 2025

Don Russo: l’unico intervento è la sedazione. Dovrebbero uscire dal carcere e invece ci restano. Sono 524 i detenuti in Toscana che presentano patologie psichiatriche, metà dei quali italiani. Dovrebbero essere curati in strutture alternative ai penitenziari, soprattutto laddove questi ultimi non permettono percorsi clinici adeguati, ma restano in cella. E in molti casi le loro condizioni di salute peggiorano giorno dopo giorno. Secondo la relazione annuale del garante regionale dei detenuti, il carcere toscano con il più alto numero di reclusi psichiatrici è Sollicciano, dove ammontano a 138, più o meno un quinto del totale. Dopo Sollicciano, il carcere con più malati psichiatrici è Le Sughere di Livorno con 77 detenuti, quindi San Gimignano con 67, Massa con 47, il Don Bosco di Pisa con 46. In percentuale al totale dei reclusi, il carcere con il più alto tasso di malati psichiatrici è l’istituto minorile femminile di Pontremoli, dove su 17 detenute 8 presentano sintomatologie associate alla salute mentale.

Una questione particolarmente critica soprattutto all’indomani della chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari (in Toscana c’era quello di Montelupo fiorentino). Queste persone, laddove incapaci di intendere e di volere, dovrebbero essere ospitati nelle Rems (in Toscana ci sono Volterra ed Empoli) ma i posti sono pochissimi (30 posti a Volterra, 20 a Empoli). Nella maggior parte dei casi dovrebbero essere ospitati in strutture psichiatriche.

La Corte costituzionale in una sentenza del 2019 ha rilevato che l’impossibilità di fruire della detenzione domiciliare per i detenuti con gravi infermità psichiche sopravvenute, in assenza di alternative al carcere, viola il diritto alla salute e può configurare un trattamento inumano e degradante. Ecco perché, la stessa Corte ha individuato nella detenzione domiciliare in deroga lo strumento più idoneo a contemperare le esigenze di cura del detenuto con quelle di sicurezza della collettività. “Serve un sistema esterno al carcere molto diverso - ha detto il garante regionale dei detenuti Giuseppe Fanfani - un sistema che permetta di prendere in carico i detenuti psichiatrici che dovrebbero andare in strutture sanitarie ad hoc”, che in molti casi non sono piene.

Un tema che conosce bene anche don Vincenzo Russo, responsabile carcere per la diocesi, oltre che presidente della Madonnina del Grappa che gestisce Villa Guicciardini, dove accoglie pazienti psichiatrici autori di reato. “Non dovrebbero entrare in carcere i soggetti vulnerabili sotto il profilo della salute mentale. All’interno non vi è presa in carico né cura. L’unico intervento è la sedazione farmacologica. Le Rems non sono sufficienti. Parimenti non sembra funzionare il circuito delle strutture intermedie, che dovrebbero essere un ponte verso il rientro sul territorio da parte dei pazienti psichiatrici autori di reato e che, pure, finiscono per non essere utilizzate secondo le potenzialità presenti. Per assurdo, vi sono posti disponibili ma non inserimenti anche nella nostra struttura Villa Guicciardini, e ancora oggi ci chiediamo perché”.