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firenzetoday.it, 12 luglio 2025

In Toscana sono oltre 2.100 le persone detenute o in uscita dal carcere coinvolte in percorsi di inclusione sociale, lavorativa e giustizia riparativa ma nell’ultimo anno si registrano anche molti tentativi di suicidio tra detenuti. Luci e ombre della situazione carceraria toscana sono state trattate nel corso del convegno “Carcere inclusione sociale, comunità: il sistema delle politiche regionali per la giustizia penale in Toscana” organizzato dalla Regione Toscana e Anci Toscana. A concludere la tre-giorni, una lectio magistralis della prima presidente della Corte di Cassazione Margherita Cassano.

In Toscana cinque le carceri più critiche e 140 casi di tentato suicidio - “Conosco il carcere da cinquanta anni e devo dire che l’ho visto migliorare, anche se oggi siamo di fronte a una situazione drammatica - afferma Giuseppe Fanfani, garante dei detenuti della Regione Toscana - In Toscana abbiamo cinque carceri problematiche: Sollicciano, Prato, Livorno, Pisa e San Gimignano. Tutti connotati da almeno due carenze di fondo, la prima è la mancanza di personale adeguato e la seconda è la mancanza di spazi”. Fanfani ha inoltre fatto il punto sul sovraffollamento degli istituti penitenziari toscani.

“L’affollamento ordinario sono tre metri quadri a persona. Potete immaginare con questo caldo in una stanza di 15-20 metri quadri, pari a una stanza d’albergo, con cinque persone e un unico bagno, se così si può definire”. Oltre alla mancanza di personale “si aggiunge il problema vero del reinserimento sociale la quale presuppone un programma estremamente lungo, complesso e costoso ma fondamentale per dare attuazione all’articolo 27 della Costituzione perché se facciamo uscire dal carcere una persona peggiore di come c’è entrata si sono buttati via soldi e non si è fatto nulla. Questo è il problema” afferma Fanfani.

Tra gli aspetti più critici delle carceri anche i tentati suicidi. “L’anno scorso, oltre ai morti in carcere, abbiamo avuto 140 tentativi di suicidio. Ammesso che le statistiche e i numeri che ci forniscono siano veri, perché secondo me sono molti di meno di quelli reali, questa è la situazione - spiega Giuseppe Fanfani -Il sistema carcerario toscano non è tra i peggiori perché esistono delle carceri in Italia con 1.000 o 2.000 persone, là dentro un detenuto è solo un numero - continua - Nella nostra regione ci sono carceri che al massimo hanno 500 o 590 detenuti, come Prato per esempio. Poi ci sono carceri più piccole in cui c’è la possibilità di una forma di rieducazione ma, al di là di questo, la disperazione è reale e assale le persone e con la disperazione si muore”.

Bortolato: “Bisogna far capire che è nell’interesse della collettività che le persone vengano recuperate dopo il carcere”

“Bisogna far capire alla pubblica opinione che è interesse della collettività che le persone vengano recuperate, perché nel momento in cui restituisci dopo l’esperienza carceraria una persona che ha commesso dei delitti, quello che la società si aspetta è che non ritorni più a delinquere, quindi bisogna lavorare in quel senso - spiega Marcello Bortolato, presidente del tribunale di sorveglianza - sono necessarie risorse economiche che, ovviamente, devono essere messe a disposizione in prevalenza dallo Stato che ha la responsabilità dell’esecuzione penale”.

Quindi “è necessario assumere educatori, psicologi, assistenti operatori che si occupino dell’esecuzione penale, perché senza le persone anche le buone leggi non camminano, e noi disponiamo di ottime leggi. Ci stanno lavorando, ma ancora i numeri sono molto bassi. Perché funzioni tutto il sistema dell’esecuzione penale è necessario che ci sia una comunità accogliente, e questa è una grande responsabilità degli enti territoriali” afferma Bortolato.

Sono oltre 2.100 le persone detenute o in uscita dal carcere coinvolte in percorsi di inclusione sociale, lavorativa e giustizia riparativa in tutta la Toscana. I progetti, finanziati attraverso il Fondo Sociale Europeo e il Fondo di Sviluppo e Coesione, si sono svolti su tutto il territorio regionale e hanno previsto servizi di accompagnamento sociale, percorsi di giustizia riparativa, attività di orientamento e formazione al lavoro, tirocini di inclusione sociale.

“Dal mondo del carcere arrivano notizie sempre più drammatiche, però c’è bisogno di interventi strutturali e di un sistema che parte dal carcere ma sia capace di coinvolgere tutta la comunità, non possiamo limitarci a rincorrere l’emergenza - ha dichiarato l’assessora regionale alle politiche sociali Serena Spinelli, tirando le somme del convegno appena concluso.

“Abbiamo voluto questa tre giorni - ha spiegato - per fare il punto sul percorso compiuto in questi anni che è stato incentrato su una presa in carico multidisciplinare delle persone, perché questa è la strada per attuare il principio costituzionale della rieducazione dei detenuti e dare gambe a un modello sociale inclusivo e per i diritti di tutti e tutte”. Un tema ripreso anche durante la lectio magistralis della prima presidente della Corte di Cassazione Margherita Cassano. “Lancio l’idea del portale del lavoro in materia di immigrazione perché la Toscana potrebbe davvero svolgere un ruolo significativo in merito - afferma Cassano - si tratta di prevedere che le persone immigrate che stanno in questi Cpr che diventano in realtà dei meri luoghi di contenimento, invece siano intervistate sulle loro abilità professionali, sul lavoro che facevano nei loro paesi di provenienza, prima di approdare in Italia, per prevedere e programmare poi interventi lavorativi mirati nei diversi territori sulla base delle loro competenze”.

Per Cassano “una cosa è certa, se noi le teniamo semplicemente contenute, lontane da casa, senza un lavoro, senza nessuna prospettiva per il loro futuro, noi non facciamo altro che creare le condizioni affinché diventino domani manovalanza del crimine”.

Giani: “Mi vedrò con il ministro Nordio per fare un punto sull’edilizia carceraria”

Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani torna sull’importanza dell’edilizia carceraria. Un tema che verrà affrontato con il ministro della Giustizia Carlo Nordio. “Ci siamo dati appuntamento, poi è slittato per vari impegni reciproci, però abbiamo focalizzato la necessità di fare il punto sull’edilizia carceraria in Toscana - afferma Giani - Sotto questo aspetto, anche per quello che riguarda Sollicciano, dove sappiamo che c’è forse la maggiore emergenza e non solo di sovraffollamento ma anche di adeguatezza di strutture, ritengo che la priorità sia quella di chiedere al ministero della Giustizia di adeguare le strutture e che siano la passo con ciò che la legge richiede”.

Cassano: “Le istanze securitarie portano alla moltiplicazione di una serie di reati”

“Ho l’impressione che quelle che, con un termine un po’ tecnico, vengono chiamate le istanze securitarie, portino alla moltiplicazione di una serie di reati che, lo dico in questa sede come ho avuto modo di ripetere anche in altre, hanno un effetto più simbolico che sostanziale - afferma Margherita Cassano, prima presidente della Corte di Cassazione - è nell’esperienza pratica di ognuno di noi, forze dell’ordine e magistratura, che la moltiplicazione di questi reati, l’introduzione di nuovi reati per affrontare aspetti minori, ha un effetto simbolico e non sostanziale”.

Questi “nuovi reati che riguardano aspetti non gravissimi di criminalità, sono corredati da un apparato sanzionatorio che da un punto di vista processuale rientra nelle previsioni contenute nel nostro codice di procedura penale che comportano la sospensione dell’esecuzione della pena”. Secondo la prima presidente della Corte di Cassazione in questo modo “si fa credere alla collettività che attraverso questi reati avremo una risposta assolutamente severa, una reazione inconcepibile dell’ordinamento, si creano delle aspettative che non corrispondono al reale, perché forze dell’ordine e magistratura devono applicare, nel loro complesso e nella loro interazione, le regole”.