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di Jacopo Storni

Corriere Fiorentino, 30 luglio 2022

La ricerca sulle prigioni toscane. L’appello alla Regione della direttrice: “Ci serve aiuto”. La malattia mentale è sempre più un’emergenza nelle carceri toscane. Quasi un detenuto su due (esattamente il 49,2 per cento) soffre di disturbi psichici, mentre la percentuale era del 33,2 per cento nel 2009 e del 38,5 per cento nel 2017. A fare il punto sulla situazione è la ricerca della Onlus “La società della ragione”, curata dalla sociologa Giulia Melani con la supervisione scientifica dell’ex garante dei detenuti Franco Corleone.

A rendere evidente il disagio mentale negli istituti penitenziari toscani, ci sono anche i numeri degli atti di autolesionismo compiuti dai detenuti. Se nel 2017 erano 854, sono diventati 934 nel 2019, per arrivare a 1.044 nel 2021 e addirittura 1.062 nel 2021. Il carcere dove se ne registrano di più è quello di Sollicciano, dove sono stati quasi 600 quelli compiuti nel 2021. E poi ci sono i sucidi, soltanto due nel 2021, tre invece l’anno precedente. Aumentano anche i tentati suicidi, che erano 104 nel 2017 e sono arrivati a 126 nel 2021.

Non solo atti contro la propria persona però. Ad aumentare sono anche le aggressioni ai danni degli agenti penitenziari, in crescita esponenziale soprattutto nel penitenziario fiorentino, dove proprio nei giorni scorsi un’infermiera del reparto ha subìto un’aggressione a sfondo sessuale da un recluso.

Ma perché sono aumentati così tanto i disturbi psichici all’interno dei penitenziari toscani? Ad influire ha giocato un ruolo importante la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari (i cosiddetti Opg) che hanno dirottato molti reclusi con problematiche psichiatriche nelle carceri, a fronte di una carenza di posti nelle Rems, le residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza. E cosa fare per risolvere la delicata situazione? Secondo Franco Corleone la prima cosa da fare è “un potenziamento dei dipartimenti psichiatrici all’interno dei penitenziari, che attualmente ci sono ma che in molti casi dovrebbero funzionare meglio”.

È poi necessario, sempre secondo l’ex garante dei detenuti, “ridurre il sovraffollamento evitando di riempire il carcere con persone che hanno problemi di tossicodipendenza”. Infine, non ultimo, “organizzare più attività alternative all’interno dei penitenziari, dal lavoro alla cultura”. Corleone avanza poi la proposta di “realizzare nuove strutture per i detenuti in semilibertà, che non dovrebbero stare in carcere ma in luoghi adeguati, che ad esempio potrebbero sorgere nelle tante palazzine vuote che ci sono all’interno dell’area di San Salvi”.

Una proposta per alleviare il disagio mentale all’interno di Sollicciano arriva anche dalla direttrice del carcere Antonella Tuoni che, intervistata ieri su Novaradio, ha lanciato un appello alla Regione proprio su questo tema: “Abbiamo bisogno di un potenziamento degli operatori sul disagio mentale e questo dipende dalla Regione perché la salute in carcere è una questione regionale. Il carcere non dev’essere il fanalino di coda della sanità, ma dev’essere territorio anche il carcere e centro di investimenti. Se non abbiamo specialisti, operatori, terapeuti, il disagio mentale in carcere si amplifica, gli agenti penitenziari da soli non bastano perché non hanno la formazione adeguato su questo fronte”.