di Claudio Vannacci
toscanatv.it, 22 giugno 2026
Il sequestro e la chiusura, disposti dal Tribunale di Firenze, di sette sezioni del carcere fiorentino di Sollicciano, con il trasferimento di oltre 200 detenuti in altri istituti, non è che la punta dell’iceberg dell’emergenza che riguarda un po’ tutto il sistema carcerario toscano. Come è noto il sequestro è stato disposto in seguito alle gravi carenze igienico-sanitarie nelle celle e negli spazi comuni con innumerevoli violazioni delle norme sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Questo, però, ha comportato a cascata, oltre alle inevitabili polemiche politiche, l’aggravamento della situazione negli altri carceri della regione, dove sono stati trasferiti i detenuti da Sollicciano. È il caso ad esempio della casa circondariale della Dogaia a Prato, già oltre i limiti di capienza, al punto che nei giorni scorsi ha fatto scalpore la notizia dell’uscita anticipata dal carcere di un detenuto condannato a 12 anni per violenza sessuale su un minore. Ebbene l’uomo uscirà circa sette mesi prima, 199 giorni esatti in meno. Il tribunale di Sorveglianza di Firenze ha deciso che il detenuto sta subendo condizioni detentive “degradanti” e “disumane”. Non una novità per la Dogaia, struttura caratterizzata da sovraffollamento ma anche con problemi di violenza e racket che immette droga e telefonini nonostante il divieto di comunicare all’esterno e nonostante l’azione di contrasto che la procura pratese coordina ormai da mesi.
Situazione analoga anche al carcere di Pisa dove il sindacato Sinappe denuncia le enormi difficoltà operative affrontate quotidianamente dal personale di polizia penitenziaria. Ieri uno degli agenti è stato picchiato da un detenuto e ad aggravare la situazione già tesa c’è stato l’arrivo di dieci detenuti da Sollicciano. Una scelta criticata fortemente dal sindacato sia per le modalità sia per l’ulteriore aggravio di una struttura già ai limiti.










