di Laura Montanari
La Repubblica, 12 febbraio 2020
Ventisette a sei. Passa con questa maggioranza la proposta di legge presentata da Leonardo Marras, capogruppo del Pd in Regione, Giacomo Bugliani e altri consiglieri, per l'affettività e la sessualità in carcere. La Toscana è la prima regione a viaggiare su questa linea e ad inviare la proposta di legge in parlamento.
"Ce l'abbiamo fatta, è un'assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni" spiega il garante regionale per i diritti dei detenuti Franco Corleone che da tempo porta avanti questa battaglia. In cosa consiste? "Da tempo ho chiesto una sala colloqui riservata per i detenuti dove non ci sia la videosorveglianza in modo che in una apposita unità abitativa ci possano essere incontri appartati con i familiari" precisa Corleone che con questa battaglia chiude il suo mandato, ma che ricorda le parole pronunciate nel 1999 da Alessandro Margara: "Vogliamo tenere assieme cose che possono apparire impossibili, ma non devono esserlo, cioè un carcere vivibile in cui la pena non abbia nulla di afflittivo oltre alla perdita della libertà".
Il diritto all'affettività in carcere è riconosciuto in diversi Paesi a cominciare per esempio da Spagna, Svizzera, Finlandia, Svezia, Norvegia, Austria e altri. Sul diritto all'affettività e al sesso in carcere aveva scritto anche Adriano Sofri e nel 2012 si espresse la Corte Costituzionale su un ricorso del Tribunale di Firenze e pur dichiarando inammissibile la questione, richiamava l'attenzione del legislatore.
Il Garante toscano, Franco Corleone è in scadenza e la Regione dovrebbe nominare il suo successore prima della fine della legislatura. Diversi i nomi in lizza anche se, stando alle indiscrezioni, due sarebbero i candidati più accreditati, Giuseppe Fanfani, ex sindaco di Arezzo e Francesco Ceraudo, pioniere della medicina penitenziaria e autore del libro "Uomini come bestie, il medico degli ultimi" con la prefazione di Adriano Sofri.









