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di Massimo Lensi*


Corriere Fiorentino, 4 marzo 2020

 

Caro direttore, ai tempi del Coronavirus può sembrare un'emergenza secondaria, ma quella dei nostri istituti penitenziari è una condizione che va messa ai primi posti della nostra attenzione sociale. La città - la sua comunità - è composta di vari e complessi elementi di fragilità sui quali l'attenzione delle istituzioni deve mostrare una particolare sensibilità: luoghi dove i diritti sono minori, e gli obblighi gravati da finalità imposte dalle leggi. Il percorso rieducativo del detenuto è forse il principale obiettivo su cui una società che desidera uscire dalla paura dell'altro dovrebbe investire. Un percorso che va di pari passo con la tutela dei suoi diritti. Mercoledì 4 marzo la Commissione Affari Istituzionali della Regione si riunirà, ormai per la terza volta, per indicare al Consiglio uno o più nomi scelti tra le numerose autocandidature a ricoprire il ruolo di Garante regionale dei diritti dei detenuti. Una figura importante che, terminato ormai da tempo il mandato di Franco Corleone, è ancora vacante nonostante i ripetuti appelli di numerose associazioni, tra cui Progetto Firenze.

La Toscana è una regione particolarmente complessa, gli istituti penitenziari sono numerosi e seri problemi non mancano. L'aspetto che più di altri richiede urgente attenzione è la sanità penitenziaria. Materia di cui è certamente competente Francesco Ceraudo, specialista e direttore per tanti anni dell'ospedale penitenziario di Pisa.

Conoscendolo personalmente sono convinto che opererebbe con la sua ben nota professionalità, aggiungendovi quell'umanità saggia che è patrimonio esclusivo di coloro che hanno a cuore il percorso rieducativo dei detenuti e ben conoscono le difficoltà dell'operare negli istituti di pena.

Invito, quindi, i Consiglieri a valutare con attenzione i profili dei candidati, scegliendo di procedere a questa importante nomina esclusivamente sulla base del profilo di professionalità e competenza specifica. Anche perché, come disse Honoré de Balzac, è soprattutto in prigione che si crede a ciò che si spera.

 

*Associazione Progetto Firenze