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di Jacopo Storni


Corriere Fiorentino, 24 novembre 2021

 

Mazzeo, presidente del Consiglio regionale, scrive a Roma: sbloccate la nostra legge. "Istituire in ogni carcere uno spazio per l'affettività dei detenuti e i loro familiari". Lo chiede a gran voce la Toscana al Parlamento, dopo che nel 2021 il Consiglio regionale aveva promosso la legge che chiedeva strutture adeguate in ogni penitenziario. Quella legge è adesso ferma, da circa un anno, in Commissione giustizia del Senato, con relatrice la senatrice del Partito Democratico Monica Cirinnà.

"Sarà forse un tema impopolare - ha detto il presidente del Consiglio regionale Antonio Mazzeo - ma noi vogliamo dare voce a chi non ha voce, per questo chiediamo con forza che la nostra proposta di legge venga discussa al più presto. Non è possibile che sia ferma da così tanto tempo. Scriverò personalmente al presidente della Commissione giustizia per far sì che la discussione venga inserita subito nel calendario parlamentare".

Secondo il Garante dei detenuti regionale Giuseppe Fanfani, nelle carceri toscane "non ci sono luoghi adeguati per far vivere l'affettività e la sessualità dei reclusi" ed ecco perché "chiediamo al Parlamento di modificare l'articolo 28 dell'ordinamento giudiziario stabilendo che in tutti i penitenziari sia possibile trovare questi spazi adeguati".

Anche la fondazione Michelucci, in un'ampia ricerca, ha sottolineato come gran parte degli spazi attualmente presenti per l'affettività sia inadeguato o addirittura inutilizzato, come ad esempio il giardino degli incontri a Sollicciano. Ci sono però dei luoghi virtuosi, che soprattutto durante la pandemia hanno permesso un contatto più concreto tra reclusi e familiari. Tra questi il carcere di Livorno che ha permesso ai detenuti di avere dei ritratti fotografici insieme ai loro cari che hanno esposto nelle celle. E poi la casa di reclusione di Porto Azzurro, che accoglie gli ospiti in uno spazio simile ad un parco. E ancora il Gozzini di Firenze dove i detenuti possono incontrare perfino i loro animali domestici.

Un appello al Parlamento arriva anche dall'assessore regionale alle politiche sociali Serena Spinelli: "Non possiamo continuare a non trattare questi temi del carcere, servono spazi per l'affettività negli istituti perché è un diritto delle persone. Il carcere non deve essere solo un luogo securitario ma anche un luogo di ricostruzione". Infine, nel dossier presentato dalla Fondazione Michelucci, viene messa in evidenza una buona notizia, ovvero il considerevole calo di reclusi nei penitenziari toscani negli ultimi dieci anni, che da circa 4 mila sono passati a circa 3 mila.