di Luca Serranò
La Repubblica, 2 ottobre 2026
Emblematico il caso di Sollicciano, dove nei mesi scorsi sono state messe sotto sequestro ben sette sezioni. I casi limite di Pisa, Prato e Lucca. Un disastro annunciato, che sembra non avere fine. La rivolta nel carcere di Pisa è solo l’ultima testimonianza di un’istituzione in pesantissimo affanno. Anche in Toscana, dove si concentrano alcune delle situazioni più critiche. A partire proprio dal Don Bosco, dove lo scorso 9 settembre l’associazione Antigone aveva fatto una visita con risultati desolanti: “Condizioni indegne. Erano presenti 279 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 190 persone”.
Oltre al caldo opprimente, l’associazione aveva denunciato servizi igienici a vista, infiltrazioni e sporcizia e un’infestazione di cimici da letto, testimoniata dai segni dei morsi sui detenuti. A luglio, durante un sopralluogo voluto da Avs, un giovane detenuto aveva tentato il suicidio sotto gli occhi della senatrice llaria Cucchi e del consigliere regionale Massimiliano Ghimenti.
Il caso Sollicciano - La situazione è se possibile ancora peggiore nel carcere fiorentino di Sollicciano, bersaglio nei mesi scorsi di un decreto di sequestro firmato dalla procura relativo a ben sette sezioni a causa di condizioni igieniche e sanitarie insostenibili. Una misura senza precedenti, che ha avuto come conseguenza il trasferimento di circa 200 detenuti in altri penitenziari. “Il provvedimento arriva al termine di verifiche disposte in risposta a numerosi ricorsi presentati da persone detenute- si legge nel report nazionale di Antigone, diffuso nelle scorse settimane- Dagli accertamenti emerge una violazione del Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro per “mancanza delle condizioni igieniche, di abitabilità e di sicurezza obbligatorie per i luoghi di lavoro”. Sempre secondo lo studio, i trasferimenti hanno finito per gravare “su un sistema già stremato”. Esemplare il caso della circolare (poi annullata dopo l’ondata di polemiche) emanata a fine giugno dal Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria della Toscana, in cui, per accogliere gli arrestati, si invitava i direttori dei penitenziari ad adottare “ogni iniziativa opportuna”, compresa “la collocazione di brande o materassi a terra”.
Lucca il carcere più sovraffollato d’Italia, allarme a Prato - Sempre nel report di Antigone si citava come particolarmente allarmante il dato del carcere di Lucca, dove la percentuale di occupazione è del 256,8% (una novantina i reclusi, a fronte di una capienza di 37), la più alta in Italia: qui, come in altre realtà toscane, il diritto ad almeno tre metri quadrati di spazio per detenuto sembra un miraggio. Ma è La Dogaia di Prato l’altro principale fronte di allarme. Solo negli ultimi due anni sono stati intercettati quasi 100 telefoni e circa 4 chili di droga (3,8 di hashish e 3 etti di cocaina), e continuano a registrarsi suicidi, violenze e anche casi di overdose. Tutto in un quadro di pesante sovraffollamento, al punto da spingere più volte il procuratore di Prato Luca Tescaroli a chiedere misure straordinarie.
“Serve una politica penitenziaria coerente con la necessità di impedire che le carceri vengano impiegate come luoghi dove si commettono delitti”, aveva detto il procuratore a Repubblica, nell’agosto scorso, dopo le polemiche innescate tra le altre cose dalle parole del procuratore di Palermo, Maurizio De Lucia (“Lo Stato non controlla più le carceri”). Nel novembre del 2025, per mettere un freno all’uso disinvolto di cellulari - come accaduto a Pisa, alcuni detenuti facevano addirittura dirette Tik Tok- e ai traffici di armi e stupefacenti, circa 800 tra poliziotti, agenti della penitenziaria, carabinieri e finanzieri si erano presentati nel carcere su mandato del procuratore per una perquisizione cella per cella.
Decine gli indagati, accusati a vario titolo di estorsione, violenza privata, acquisito e vendita di stupefacenti, accesso indebito a dispositivi per la comunicazione da parte di detenuti e possesso di armi. A Pistoia, infine, solo dieci giorni fa una visita dei Giovani Democratici si era conclusa ancora una volta con un bilancio drammatico. Ottantuno detenuti a fronte di una capienza di 53. Denunciata inoltre l’assenza di un presidio sanitario 24 ore al giorno e di attività scolastiche e di formazione.









