di Monica Pieraccini
La Nazione, 6 settembre 2026
A Porto Azzurro il caso del call center: se si chiama rispondono i detenuti. Per chi assume, credito d’imposta fino a 520 euro al mese e agevolazioni contributive. Dal carcere di Porto Azzurro si risponde alle richieste di assistenza sui servizi digitali. A Firenze un detenuto in semilibertà ha iniziato a lavorare con la cooperativa Archeologia. In Versilia altri sono stati inseriti nelle cucine e nelle sale dei ristoranti. Sono alcune delle attività sviluppate in Toscana da Seconda Chance, associazione del Terzo settore nata dall’iniziativa della giornalista del TgLa7 Flavia Filippi per avvicinare il mondo delle imprese a quello degli istituti penitenziari.
Secondo il bilancio di missione dell’associazione, nel corso del 2025 in Toscana sono state raccolte e gestite 16 offerte di lavoro esterne e altre sette all’interno del carcere di Porto Azzurro. Tra 70 e 80 negli ultimi tre anni, da quando Fabbri è il referente per la Toscana.
L’help desk dentro il carcere - Una delle esperienze più innovative è quella realizzata a Porto Azzurro dall’azienda Experim di Orio al Serio, in provincia di Bergamo, che ha portato all’interno dell’istituto un call center. I detenuti selezionati sono stati formati e assunti per assistere gli utenti che chiamano il numero verde dedicato ai servizi digitali. “Chi telefona può ricevere una risposta direttamente dal carcere di Porto Azzurro”, spiega Stefano Fabbri, già giornalista dell’Ansa e referente toscano di Seconda Chance. “È un’attività qualificata, che richiede preparazione e capacità di relazione. Portare il lavoro dentro gli istituti permette di coinvolgere anche le persone che non hanno ancora i requisiti per uscire”.
Le aziende coinvolte in Toscana - Nel 2025 hanno messo a disposizione posti o percorsi lavorativi Cooplat, McDonald’s, Cooperativa Archeologia, il Bagno Alpemare di Andrea Bocelli, il ristorante Da Burde, Pesce Baracca di Forte dei Marmi, Mov Full Service, Toscot Illuminazione, CC1 Edilizia e Primark. I settori interessati spaziano dalla ristorazione all’edilizia, dalla logistica ai servizi e al restauro. Tra i casi più recenti c’è quello di Lucio, che durante l’estate ha lavorato come cameriere al ristorante del Bagno Gilda di Forte dei Marmi, tornando in carcere al termine del turno. La professionalità dimostrata ha convinto il titolare a rinnovargli il contratto anche per l’inverno.
Come funziona il colloquio - Il lavoro di Seconda Chance comincia dalla ricerca delle aziende. Con la collaborazione delle direzioni e delle aree educative vengono individuati i candidati con competenze adatte alla posizione richiesta. Gli imprenditori entrano quindi in carcere, dopo aver ottenuto le necessarie autorizzazioni, per svolgere direttamente i colloqui. “Il contatto personale è fondamentale”, sottolinea Fabbri. “Per le persone detenute il colloquio rappresenta un passaggio molto importante anche sul piano emotivo. La scintilla, se scocca, scocca lì”. È il momento nel quale il candidato può essere valutato per ciò che sa fare e per il percorso compiuto, senza essere identificato soltanto con il reato commesso.
Può accadere che un imprenditore entri in carcere cercando una persona e decida di assumerne due. Ma la firma del contratto non conclude il percorso. L’associazione continua a seguire il lavoratore e l’impresa, mantenendo i rapporti con educatori, direzioni penitenziarie, famiglie e avvocati. Non si tratta, dunque, di un semplice incontro tra domanda e offerta. Il sostegno dell’associazione non si esaurisce infatti con il colloquio o con l’assunzione, ma comprende l’orientamento, la mediazione con l’impresa e l’accompagnamento nelle prime fasi dell’inserimento lavorativo.
Gli incentivi per le imprese - La legge Smuraglia riconosce alle imprese un credito d’imposta fino a 520 euro al mese per ogni detenuto o internato assunto per almeno trenta giorni. Per i lavoratori in regime di semilibertà l’importo massimo è di 300 euro mensili, mentre nei contratti part-time viene riproporzionato. Nei casi previsti dalla normativa sono disponibili anche agevolazioni contributive. “Gli sgravi sono utili, soprattutto per le piccole imprese, ma raramente rappresentano la motivazione principale”, osserva Fabbri, “Sono più che altro una forma di riconoscimento per una scelta che nasce spesso da una spinta sociale, dalla volontà di contribuire ad un percorso di reinserimento”. Restano difficoltà concrete. Tra i colloqui e le autorizzazioni, ad esempio, possono trascorrere mesi, gli orari di alcuni tipi di lavoro, come la ristorazione, devono conciliarsi con il rientro in istituto e le aziende situate in zone poco servite possono risultare irraggiungibili.
Non soltanto occupazione - In Toscana Seconda Chance partecipa anche a percorsi formativi. Il progetto Serena, promosso insieme all’Associazione volontariato penitenziario di Firenze e all’Associazione scalpellini di Firenzuola, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e la collaborazione della Fratellanza militare di Firenze, avvicina giovani detenuti al mestiere dello scalpellino e alla lavorazione della pietra serena. Nel carcere di Massa è stato inoltre promosso un corso di chitarra con il centro studi Musicali Forte dei Marmi. Su scala nazionale l’associazione ha attivato più di 950 offerte. Le richieste provenienti dalle carceri, tuttavia, restano molto più numerose delle disponibilità delle imprese. Secondo il Cnel, il tasso di recidiva può scendere fino al 2% tra i detenuti coinvolti in un percorso professionale. Un risultato che, sottolinea Fabbri, rende il lavoro “non soltanto uno strumento di reinserimento, ma anche un investimento sulla sicurezza di tutta la comunità”.









