di Eleonora Martini
Il Manifesto, 30 luglio 2026
Il ministro: “10 mila persone fuori dal carcere”. Poi la rettifica: è solo una “prospettiva pluriennale”. Con 153 sì, 42 no e 82 astenuti, la Camera ha dato il via libera definitivo al ddl Nordio sulla detenzione domiciliare dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti che aderiscano a un programma di recupero e che stiano scontando una pena detentiva - residua o per condanna - non superiore a 8 anni, o 4 per particolari reati “ostativi”. Un provvedimento che, per le opposizioni, in linea di principio potrebbe essere condivisibile se non fosse per le numerose falle rilevate e la sostanziale inapplicabilità. Da qui l’astensione di tutti i partiti della minoranza, mentre un netto no è arrivato dal M5S e da Fn di Vannacci.
Per il guardasigilli Nordio, che ha firmato il ddl insieme al ministro Schillaci, si tratta di una legge “epocale perché consente la detenzione alternativa di almeno 10 mila persone” e “contribuirà ad una deflazione della popolazione carceraria” insieme al piano per l’edilizia penitenziaria che il commissario Doglio “sta portando avanti” con “la costruzione di edifici per 10 mila detenuti”.
Plaude la comunità di San Patrignano, ma in solitaria. Pur “apprezzando il recepimento di alcune proposte emendative” elaborate da un gruppo di associazioni del Terzo settore (le strutture da “autorizzate” sono diventate “accreditate”), il risultato è considerato deludente. Il Coordinamento nazionale delle comunità accoglienti (Cnca), per esempio, bolla la nuova normativa come “assolutamente inadeguata a fronteggiare il sovraffollamento carcerario”. Innanzitutto perché “già le attuali norme consentirebbero l’affidamento in comunità per i detenuti con residuo di pena di 6 anni, escluse alcune tipologia di reato, eppure - riflette Hassan Bassi della Cnca - sono in pochi ad uscire dal carcere, soprattutto a causa del sovraccarico sulla magistratura di sorveglianza”.
Senza parlare del fatto che “le comunità non sono carceri e non lo vogliono diventare”, come spiegò in audizione la presidente di Cnca, Caterina Pozzi. Dal loro punto di vista, poi, il fondo da “19.436.250 annui a decorrere dall’anno 2026” istituito dal ministero della Salute per finanziare la nuova legge (art. 6) è assolutamente insufficiente, in quanto “basta al massimo a coprire la retta (a 100 euro al giorno) di un anno per 530 persone”. Non a caso, a sera, fonti del ministero rettificano spiegando che la legge si muove su una “prospettiva pluriennale” nell’auspicio “che la misura possa estendersi ulteriormente per gli anni successivi”.
Pallottoliere alla mano: “I detenuti tossicodipendenti sono 19.755 e circa 13.277 i posti letto nelle comunità terapeutiche, in gran parte occupati. Dove possono essere messe eventuali altre migliaia di persone senza investimenti?”, è la domanda del deputato di Iv Roberto Giachetti (tra gli astenuti) secondo il quale il provvedimento di Nordio è solo “la versione rinnovata dell’annuale specchietto per le allodole”. “Del ddl possono beneficiare poi solo chi è in cura al Serd e non è recidivo - puntualizza - ovvero una minima parte dei detenuti tossicodipendenti”.
Ma c’è un altro problema evidenziato - sia pure con una certa dose di giustizialismo - dalla capogruppo M5S in commissione Giustizia, Valentina D’Orso: “La nuova misura si applicherà a chi deve scontare una pena, anche residua, fino ad 8 anni - riassume - Il testo non precisa che questi 8 anni debbano essere la risultante di un cumulo di pene derivanti da diversi reati minori, come volevamo fare noi con un emendamento che è stato bocciato. Quindi potrà uscire dal carcere anche chi ha commesso un unico reato grave punito con 8 anni”. Non certo crimini bagatellari, e alla faccia della propaganda securitaria sbandierata dalla maggioranza, lamenta D’Orso. Inoltre, secondo il ddl, il detenuto che possa dimostrare la “correlazione tra la tossicodipendenza o l’alcoldipendenza e il reato” può anche scontare la pena presso il proprio domicilio e recarsi in un centro semiresidenziale per sottoporsi durante il giorno ad un “percorso terapeutico socio-riabilitativo”.
E in questo caso la platea si restringe ulteriormente a chi dispone di un domicilio, non molti tra i tossicodipendenti in carcere, soprattutto se migranti. Ad ogni modo, mettetevi comodi perché, come fa notare D’Orso, “sia chiaro che non uscirà un solo detenuto dal carcere prima di diversi mesi, forse anni” in quanto, dice la legge, “l’effettiva individuazione della platea di soggetti beneficiari spetterà ad una Commissione di esperti che dovrà essere istituita e che darà le linee-guida”.










