di Giovanni Turi
La Stampa, 18 giugno 2025
Nell’ultimo anno, hanno lasciato 252 professionisti su 6223. Allarme oppiacei: ne fanno uso sei persone in cura su dieci. E arriva il metadone in pastiglia. Cresce il numero di assistiti, eppure cala il personale. Un’emorragia lenta ma sempre più evidente. È la fotografia dei Serd italiani, i Servizi pubblici per le dipendenze del Servizio sanitario nazionale. Di cui se ne contano 570 su tutto il territorio nazionale. Ma i numeri del ministero della Salute raccontano anche altro. Dal 2018 al 2023 si sono dispersi 252 professionisti tra medici, infermieri, educatori, assistenti sociali e amministrativi. Nel dettaglio, prima i dipendenti erano 6.223, cinque anni dopo 5.843. Sono 6 punti percentuali in meno. Un dipendente su tre è infermiere, uno su 4 è medico, quasi il 15% è psicologo e il 13,6% è assistente sociale.
Il Nord-Ovest sconta una quota di medici e infermieri sotto la media nazionale. E una superiore di educatori, assistenti sociali e amministrativi. Nel Centro e nel Sud Italia la situazione è invece ribaltata, sebbene ci siano piccoli Comuni italiani in affanno come Città di Castello (Perugia), dove a fine 2024 il sindaco Luca Secondi aveva lanciato l’allarme a Regione e Usl Umbria 1 sulla completa assenza di un medico responsabile.
La carenza di addetti - Nel frattempo, però, i Serd hanno preso in carico 132 mila pazienti con dipendenza da sostanze stupefacenti, incrementati del 3% dal 2018. E pensare che buona parte della nuova utenza, pari al 13% del totale, ha meno di 34 anni. Oltre al fatto che i contatti complessivi sono stati oltre 250 mila (anch’essi in aumento di anno in anno). Ecco che quindi migliaia di persone non sono state prese in carico. Da qui, la puntualizzazione del report dell’Oised (Osservatorio sull’impatto socio-economico delle dipendenze) pubblicato lo scorso gennaio: mancano all’appello “circa 2.000 unità di personale”. Snocciolando la carenza: “261 medici, 215 infermieri, 396 psicologi, 646 educatori professionali, 273 assistenti sociali, 139 amministrativi”.
I pazienti in aumento - Scavando fra le sostanze, sei pazienti in trattamento per droga su 10 sono lì per oppiacei. L’eroina è ancora la sostanza più utilizzata, per quanto in diminuzione. Spicca all’occhio l’abuso di cocaina che sta prendendo piede tra i nuovi utenti, usata in quasi il 45% dei casi. Per gli utenti già in carico si parla di un 23%.
Tra quest’ultimi e quelli nuovi c’è un’altra differenza: i trattamenti. Infatti, i pazienti nei Serd da almeno un anno li intraprendono in prevalenza in maniera autonoma o con su proposta di familiari e amici (66,7%), emergono modalità diversificate per la nuova utenza entra: invio dell’autorità giudiziaria (8,9%), da altri servizi sanitari (9,1%) o da altri servizi per le dipendenze (7,8%).
Il metadone in compresse - Per soppiantare il carico di lavoro, una delle opzioni che sta prendendo piede dentro i Serd italiani è la somministrazione del metadone in compresse. Sulla falsariga delle decisioni in altri Paesi europei come Francia, Spagna e Germania. Lo sostengono professionisti del Serd, così come una ricerca di Sitox Informa dove si stima che la sua distribuzione può assicurare al Ssn un risparmio di ore lavorate del personale tra il 62 e il 66%.
“In questo modo il tempo per la preparazione e dispensazione della terapia si è ridotto”, spiega Eva D’Incecco, direttrice del Serd Aulss 2 Marca Trevigiana, che in poco più di un anno ha trattato così 55 pazienti. Per Lorenzo Somaini, direttore del Serd Biella, ci sono persino dei benefici: “Ad oggi abbiamo in terapia circa cento pazienti, che in generale hanno risposto in modo positivo al trattamento. I vantaggi principali sono la velocità di preparazione delle terapie e la facilità di assunzione”.











