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di Leonardo Bianchi

Il Domani, 24 agosto 2026

Quando un adolescente tira fuori un’arma dallo zainetto solitamente è già troppo tardi per intervenire. Il punto cruciale è evitare il prossimo episodio, ovunque si trovi nel mondo. Il pomeriggio del 21 agosto 2026 un 18enne irrompe nel liceo Brinell di Fagersta, una cittadina nella Svezia centrale. Indossa un elmetto di tipo militare e ha con sé una spada, con cui attacca gli studenti tornati in classe dopo la pausa estiva. Ne uccide uno e ne ferisce tre, prima di essere arrestato dalla polizia accorsa sul posto. L’uomo era un ex studente della scuola. Aveva annunciato su TikTok l’intenzione di colpire la scuola superiore.

Sul suo profilo comparivano video elogiativi di Anders Behring Breivik - il terrorista norvegese di estrema destra autore del massacro di Oslo e Utøya - e di Anton Lundin Pettersson, il 21enne svedese che nel 2015 ha compiuto una strage scolastica a Trollhättan utilizzando proprio una spada. Tre giorni prima, il 18 agosto, uno studente quindicenne ha iniziato a sparare contro professori e compagni in un liceo privato di Zamboanga, una città nel sud delle Filippine, causando una vittima e due feriti. L’attentatore ha trasmesso il tutto in una diretta su Facebook e poi si è suicidarsi in un’aula del quinto piano dello stabile.

Come hanno raccontato diversi studenti, i colpi iniziali erano stati scambiati per un’esercitazione. A metà luglio, infatti, l’istituto aveva organizzato la simulazione di un attacco armato dopo la strage in un liceo pubblico di Tacloban, nelle Filippine centrali. Il 22 giugno due studenti di 14 e 15 anni avevano aperto il fuoco contro i propri compagni e le proprie compagne, uccidendone tre e ferendone sette. Le due sparatorie scolastiche hanno avuto un impatto enorme sull’opinione pubblica del paese, sia per la giovanissima età dei responsabili che per la loro modalità.

Il ministro dell’istruzione Sonny Angara ha dichiarato che il governo è “molto preoccupato” da questa forma di violenza, che fino a poco fa era totalmente inedita nelle Filippine. “Non vogliamo replicare la situazione che c’è negli Stati Uniti”, ha poi aggiunto. Thailandia, otto morti e almeno 22 feriti in una sparatoria a scuola Fuori i confini Tuttavia, come dimostra la cronaca recente, le sparatorie scolastiche sono uscite da tempo dai confini statunitensi per diventare un fenomeno pienamente globalizzato e sempre più complesso, in cui si intrecciano dinamiche emulative, la radicalizzazione online e un bricolage ideologico estremamente difficile da decrittare. Lo scorso 7 agosto, ad esempio, uno studente quattordicenne ha ucciso tre professori e quattro compagni in una scuola superiore a Bang Kruai, alla periferia di Bangkok in Tailandia.

Qualche mese prima, nell’aprile del 2026, in Turchia ci sono stati due attacchi in rapida successione. Il primo è stato compiuto il 14 aprile da un 19enne in un liceo di Siverek, e ha causato il ferimento di 16 persone. Il secondo è avvenuto il giorno dopo in un liceo di Kahramanmaraş, dove İsa Aras Mersinli - questo il nome dell’attentatore - ha ucciso nove persone e ne ha ferite 13 prima di morire per le conseguenze di una coltellata sferrata da un genitore che cercava di bloccarlo. Le tracce digitali lasciate da entrambi rivelano un’autentica ossessione per il massacro della Columbine High School del 1999 e per i due responsabili, gli statunitensi Eric Harris e Dylan Klebold.

Non è un caso: per il giornalista Dave Cullen, autore di uno dei saggi più dettagliati sull’eccidio, a Columbine è iniziata l’era delle sparatorie scolastiche moderne. I due stragisti sono riusciti a provocare “un’ondata di emulazione dopo l’altra”, trasformando quella strage in “uno dei più rivoltanti prodotti americani d’esportazione”. İsa Aras Mersinli era poi affascinato dalla sottocultura misogina degli incel, i celibi involontari. Nella sua foto profilo su WhatsApp compariva il volto di Elliot Rodger, considerato un “santo incel” per aver ucciso sei persone nel 2014 a Isla Vista, in California.

Mersinli aveva poi scritto un manifesto che è circolato su Discord - una piattaforma di messaggistica online utilizzata soprattutto dalle comunità di videogiocatori - subito dopo la sparatoria, diffuso da una persona con cui era in contatto. “Quando leggerete questo testo”, recita il documento, “starò pianificando qualcosa di grosso o lo avrò già fatto”. Canada, la strage degli studenti: dieci morti senza movente apparente.

Il mistero dell’assassina Un episodio simile a quello di Kahramanmaraş si era verificato a Odintsovo, nella regione di Mosca, il 16 dicembre del 2025. Quel giorno il 15enne Timofey Kulyamov, armato di coltello e spray al peperoncino, ha ucciso un bambino di 10 anni e ne ha feriti altri tre prima di essere arrestato. L’attacco era stato trasmesso sull’app di messaggistica istantanea Telegram, ed era stato preparato nei minimi dettagli.

Nei giorni precedenti Kulyamov aveva diffuso delle immagini in cui esibiva la sua attrezzatura, tra cui un elmetto ricoperto di vari slogan neonazisti fatti con un pennarello bianco. La pratica di marchiare le armi è stata inaugurata da Brenton Tarrant, l’attentatore di estrema destra che il 15 marzo del 2019 ha sterminato 51 persone di fede musulmana a Christchurch, in Nuova Zelanda. Proprio come aveva fatto Tarrant, Kulyamov aveva pubblicato online un manifesto di undici pagine intitolato “Moy gnev”, “La mia rabbia”. Il testo si apriva con una citazione dello stragista di Columbine Eric Harris ed esprimeva un odio viscerale nei confronti della scuola e della società in generale. “Le vite non contano e voi, con il vostro disgustoso comportamento nei miei confronti, non avete fatto altro che confermarlo”, ha scritto il ragazzo russo.

Lo stesso messaggio campeggiava in inglese (“No Lives Matter”, nessuna vita conta) sulla maglietta utilizzata durante l’attacco. Si tratta di un preciso riferimento all’estremismo violento e misantropico (abbreviato nella sigla M/NVE), che per il ricercatore Bjørn Ihler è “un insieme transnazionale di comunità online, collegate in modo informale attraverso piattaforme di messaggistica criptata e forum non regolamentati”. A livello ideologico, l’estremismo nichilista non ha una vera e propria componente dominante: si possono trovare misantropia, estorsione sessuale, neonazismo, accelerazionismo e santificazione degli stragisti.

L’obiettivo finale, chiosa Ihler, è quello di “provocare il collasso della società” e dimostrare che “l’esistenza umana non possiede alcun valore intrinseco”. Un modus operandi molto simile a quello di Kulyamov è stato seguito dal 17enne indonesiano che il 7 novembre ha ferito più di 96 persone in un attentato dinamitardo in una scuola superiore del distretto settentrionale di Kelapa Gading. Il responsabile aveva con sé un fucile ad aria compressa che aveva ricoperto di scritte bianche. Tra queste spiccavano “Natural Selection” (“selezione naturale”, una frase utilizzata anche da Eric Harris), nonché i nomi di Tarrant, Alexandre Bissonnette - l’autore della strage in una moschea di Quebec City nel 2017 - e Luca Traini, il neofascista italiano condannato in via definitiva per la tentata strage razzista di Macerata del 2018.

A proposito dell’Italia, anche il nostro paese - come del resto altri paesi europei - non è immune dal fenomeno. Nella primavera del 2026 ci sono stati almeno tre casi di cronaca riconducibili al modello della violenza scolastica globalizzata ed emulativa. A marzo un 13enne ha accoltellato la professoressa di francese Chiara Mocchi in un istituto di Trescore Balneario, in provincia di Brescia. Il ragazzo aveva trasmesso l’attacco su Telegram e aveva pubblicato un manifesto (in inglese) intitolato “Soluzione finale”, dove scriveva di non riconoscersi in “nessuna ideologia ben definita, perché l’unica cosa che conta sono io, nessuna vita ha importanza al di fuori della mia”.

Sempre a marzo, un 17enne che frequentava alcuni canali Telegram neonazisti è stato arrestato in provincia di Perugia con l’accusa di voler fare una strage sul modello di Columbine in un liceo artistico di Pescara. Il 29 maggio, infine, un 12enne ha cercato di accoltellare un professore di tecnologia in una scuola media di San Vito Lo Capo, in provincia di Trapani. L’adolescente aveva annunciato l’azione in un post su TikTok, e aveva ricoperto di slogan e nomi di attentatori i coltelli e l’elmetto utilizzato durante l’attacco. Com’è successo altrove, la risposta delle autorità italiane è stata dettata soprattutto dall’emotività e dall’urgenza mediatica del momento.

Nel dibattito pubblico si sono così rafforzate le idee di introdurre i metal detector nelle scuole e di vietare i social ai minori di 16 anni. Entrambe le misure - e lo dimostrano le ricerche e le esperienze di altri paesi - non servono però a scongiurare gli attentati scolastici, che vanno intercettate a monte attraverso la prevenzione, interventi legislativi mirati (soprattutto sull’accesso alle armi, la cura della salute mentale e l’educazione digitale, anche e soprattutto dei genitori. Quando un adolescente tira fuori un’arma dallo zainetto, infatti, solitamente è già troppo tardi per intervenire. Il punto cruciale è evitare che il prossimo non lo faccia, ovunque si trovi nel mondo.