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di Valentina Stella

Il Dubbio, 16 aprile 2026

Dall’Aula del Senato a quella del Csm: ieri le polemiche sul dl sicurezza si sono duplicate tra Palazzo Madama e quella che in molti definiscono la Terza Camera. Partiamo proprio da Palazzo Bachelet chiamato ad esprimere in plenum un voto sul parere fornito dalla Sesta Commissione (tre voti favorevoli - Cosentino, Papa, Laganà - due contrari - Nicotra e Porena -  una astensione - Cilenti). Il provvedimento, come già spiegato nell’articolo di due giorni fa su questo giornale a firma di Simona Musco, solleva criticità su più fronti, come illustrato dal relatore di Unicost Laganà. Dalla tenuta costituzionale del fermo preventivo alle ricadute sull’attività giudiziaria, fino al rischio di compressione delle libertà fondamentali nelle manifestazioni pubbliche. Il punto più attenzionato è proprio il fermo preventivo.

La norma consente agli ufficiali e agenti di polizia, in occasione di manifestazioni pubbliche, “di accompagnare presso gli uffici di polizia” soggetti ritenuti pericolosi e trattenerli fino a 12 ore. Lo scopo è anticipare la soglia di tutela dell’ordine pubblico e prevenire episodi di violenza. Il pm, informato immediatamente, può disporre il rilascio se non ritiene sussistenti i presupposti. Tuttavia, per il Csm, la misura inciderebbe “sul nucleo essenziale di alcune libertà fondamentali del singolo”, collocandosi in un “delicatissimo bilanciamento” tra ordine pubblico e diritti costituzionali. La compressione riguarda non solo la libertà personale, ma anche il diritto di riunione e manifestazione del pensiero, fino a configurare “la mortificazione della dignità dell’uomo e dunque una forma di restrizione della libertà personale ai sensi dell’articolo 13 della Costituzione”. La discussione è iniziata con Bernadette Nicotra (Mi) che ha confermato il voto contrario soprattutto sul piano del metodo: “Il parere in questo caso non è stato richiesto dal ministro” e anche per questo “non avrebbero dovuto esseri sollevati profili di incostituzionalità”, ha stigmatizzato la consigliera togata. Sul piano del merito ha aggiunto: “Il parere in molti punti presenta uno sconfinamento oltre l’aspetto tecnico”.

Critica anche la laica di centrodestra Claudia Eccher che non ha condiviso le critiche di incostituzionalità al provvedimento e “bisogna smettere di criticare una legge per un aumento del carico di lavoro” considerati i nuovi innesti negli organici della magistratura e per l’aumento degli episodi di accoltellamento. Per Eccher, infine, la questione tocca anche il cuore del problema, ossia “la trasformazione di un organo di garanzia in un centro di pressione politica che incrina la fiducia nella neutralità della giustizia”. Di diverso avviso la consigliere togata di Md Mimma Miele: “L’articolo 10 della legge del ‘58 non prevede che il parere venga emesso solo a richiesta di altri organi costituzionalmente rilevanti. Sovente è accaduto che il parere non sia stato richiesto e comunque fornito. Si è espresso un parere non per stigmatizzare un provvedimento ma nell’ambito della doverosa collaborazione istituzionale”.

Nel momento in cui scriviamo è ancora in corso la discussione in plenum, ma si ipotizza che il parere venga approvato al termine della seduta. Spostandoci a Palazzo Madama, il provvedimento è giunto ieri all’attenzione dell’emiciclo del Senato senza il mandato al relatore, visto che la commissione Affari Costituzionali non è riuscita a terminare l’esame a causa dell’alto numero di emendamenti presentato dalle opposizioni. La maggioranza ha fretta di chiudere in quanto il dl dovrebbe essere approvato intanto al Senato e va convertito in legge entro il 25 aprile, compreso il passaggio alla Camera, pena la decadenza.

Tuttavia le opposizioni non indietreggiano e promettono ostruzionismo, confermando di aver ripresentato i mille emendamenti già depositati in Commissione: “Per noi possono arrivare a domenica o lunedì, non abbiamo limiti di tempo. Siamo qui. Sul dl sicurezza è l’ennesimo atto di arroganza istituzionale”. La maggioranza, al contrario, ha messo sul tavolo trentasette proposte di modifiche, segno della necessità di intervenire comunque sul decreto, a cominciare dall’articolo 1 sui coltelli. E di evitare di porre la fiducia.

All’intervento iniziale della senatrice del M5S, Barbara Floridia che guida la commissione di Vigilanza Rai, ha replicato la vicepresidente del Senato Licia Ronzulli che stava presiedendo l’Aula, dicendo che la questione non era all’ordine del giorno. A quel punto si sono alzati i toni e alcuni hanno contestato il modo di condurre l’aula da parte di Ronzulli, per cui alla fine l’aula è stata sospesa per 5 minuti. Ripresi i lavori, sono state respinte le questioni pregiudiziali sollevate dalle opposizioni con 62 voti favorevoli e 84 contrari. Poi inizio alla discussione generale.

Il senatore Andrea Giorgis, capogruppo del Pd nella commissione Affari costituzionali, ha criticato: “Le disposizioni contenute nel decreto sono ormai in vigore da più di un mese e mezzo ma, come dimostra anche la cronaca più recente, la situazione non sembra migliorare, anzi, perché con la demagogia, l’improvvisazione, la moltiplicazione dei reati e l’inasprimento delle pene, senza alcun investimento culturale e sociale, e senza la valorizzazione del personale, sempre più esiguo, delle forze dell’ordine, è difficile prevenire e contrastare le forme di violenza che investono la nostra società. Contro questa politica illiberale noi ci opporremo”. Ha replicato il senatore di Fratelli d’Italia Andrea De Priamo: “La sicurezza non è un’ossessione della destra, ma un tema fondamentale su cui questo provvedimento, insieme a quelli che lo hanno preceduto, interviene con misure anche di prevenzione”. L’esame del dl sicurezza riprende stamattina alle 10. L’obiettivo del centrodestra è di chiudere comunque domani.