di Vincenzo Maria Siniscalchi
Il Mattino, 10 ottobre 2020
Il Ministro della Giustizia ha svolto nei giorni scorsi un intervento in forma di comunicazioni innanzi alla Commissione Giustizia della Camera. In quelle comunicazioni ha precisato che si trattava della informativa non su un piano definito di interventi già pronti per trasformarsi in strumenti operativi bensì della enunciazione di una sorta di ideale piano strategico destinato a porre una serie di questioni all'interno del "Recovery Plan".
L'annunzio è ambizioso ed includerebbe l'uso dei fondi in particolare per dare maggiore dotazione alla "inclusione dei detenuti, alle misure alternative al carcere, alla digitalizzazione dell'intero sistema, oltre che al miglioramento della edilizia giudiziaria".
Si tratta di buona parte di ciò che occorre per recuperare credibilità ai processi penali e civili paralizzati dalle lungaggini, dal decorso di tempi che fanno registrare il prolungamento oltre ogni ragionevole durata della loro trattazione.
È questione che si agita ormai quotidianamente nei tribunali italiani con i processi che vanno avanti a fatica, con rinvii da udienza ad udienza in una sostanziale inerzia che pare acquisita, oggi, come un male endemico, inguaribile. Entrando nello specifico degli annunci del Ministro di Giustizia - anche se si tratta di "grandi linee" e di progetti in corso di definizione ad opera degli uffici di via Arenula - va detto che, quale che sia il valore di questi progetti rispetto al problema primario della paralisi delle procedure, certamente va condiviso il tentativo di dar vita, sia pure su aspetti, per quanto rilevanti, non precisamente diretti a realizzare una articolata progettazione delle riforme urgenti, di un inserimento della Giustizia del nostro Paese, nei piani di finanziamenti previsti dagli accordi europei per fine 2021.
La premessa per iscrivere una ipoteca sul "Recovery Fund" che interessi in qualche modo, ad esempio, le condizioni di gravi crisi inerziali del processo penale in Italia, non sfuggirà certo al competente ministero ed agli uffici che vi lavorano. Va detto che anche per la giustizia si riaffaccia la necessità di organizzare un piano di investimenti ben al di là delle sole pur rilevanti questioni annunziate dal Ministro in sede parlamentare.
Si tratta, cioè, di porre la questione di una programmazione eccezionale che riguarda un comparto, come quello della Giustizia, con il riferimento ad un recupero di finanziamenti che consentano un impiego radicale di risorse di grande consistenza. Questa potrebbe, a mio avviso essere l'occasione per affrontare organicamente il complesso di riforme dirette ad incidere, ad esempio, sullo snellimento del processo penale, sulle sue fasi "morte", anche per il meccanismo del frequente ricambio dei collegi giudicanti con un completamento degli organici e con la dotazione del necessario personale di segreteria, per adempiere alla serie di incombenze che si richiedono soprattutto ad un personale qualificato proveniente da concorsi.
Si pensi anche al carico emergente di operazioni giudiziarie necessarie alla istruzione ed alla trattazione delle nuove norme che prevedono un complesso apparato sanzionatorio a tutela delle misure di contenimento per la più parte destinate a produrre in notevole quantità nuovi illeciti penali i quali riguardano aspetti nuovi della azione penale tant'è che ormai si prospetta un vero e proprio "diritto penale della pandemia "; che è cosa ben diversa dalla serie - pure essa rilevante - di ipotesi di violazioni amministrative.
Questo settore si è andato sempre più evolvendo in particolare nella esigibilità di condotte obbligatorie, la violazione delle quali viene sempre più intensamente a configurarsi come concausa, a titolo colposo, del diffondersi del contagio. Un nuovo complesso sistema normativo peserà dunque in forma giurisdizionale sul lavoro dei Tribunali penali.
Si prospettano processi complessi che registreranno il continuo intersecarsi della rete di norme amministrative (spesso come presupposto di quelle penali) sicché, nel quadro emergenziale, occorrerà por mano ad una dislocazione di risorse umane idonee a soddisfare in termini ragionevoli il contributo che la giustizia può e deve dare. E tutto ciò nel quadro dell'art. 32 della Costituzione che pone la salute non solo come diritto individuale ma come fondamentale interesse collettivo.










