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di Rosarianna Romano

Corriere del Mezzogiorno, 28 novembre 2024

La Meridiana ha presentato ieri nell’istituto penale di Trani il volume “Autrici!” Firmano nove detenute che hanno dato una forma speciale alle loro storie di vita Aiutate dagli operatori di “Senza Piume”, hanno anche immaginato il lieto fine.

Margherita, detta Rita, ha tre figli e si racconta come una colomba dalle piume bianche. Ma con un problema: se commette qualcosa di sbagliato, le sue belle e candide ali diventano nere. Alla fine della storia, però, tornano a essere chiare, come quando era bambina. Lei è una delle nove detenute del carcere femminile di Trani che ha preso parte al progetto “Autrici!”, curato dall’associazione culturale “Senza Piume”, in collaborazione con la casa editrice La Meridiana e la cooperativa Crisi, finanziato dall’ufficio del garante regionale dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà Regione Puglia. Il progetto è poi diventato un libro dall’omonimo titolo, in cui ognuna di loro ha riscritto la propria storia personale sotto forma di favola, associando ogni emozione vissuta a un elemento fantastico. È così che un uomo crudele si trasforma in un serpente o in un mago cattivo, le donne protagoniste in personaggi magici e le sostanze stupefacenti in farina appena macinata.

“Per me è stato molto difficile esporre il mio vissuto, però ho trovato il coraggio, grazie ad Anna e Damiano. Ero chiusa ancora in quell’inferno. Oggi ringrazio di aver realizzato questo libro, perché sono rinata e cambiata in meglio”. È Rita a parlare, l’autrice del racconto Le piume bianche. Anna de Giorgio e Damiano Francesco Nirchio, invece, sono i curatori del volume e fondatori della compagnia Senza Piume. “Perché ho scelto questo titolo? Perché ero felice quando uscivo dal tunnel della tossicodipendenza. Quando rientravo, invece, tornavo grigia - continua Rita -. Questo progetto è stato molto utile, come anche la condivisione con le altre. Ora sono una donna diversa e l’ho capito anche grazie a questo lavoro”.

Oltre a questo testo, ci sono altri sette racconti, scritti da Nicoletta, Nunzia, Lucia, Donatella, Silvana, Pina e Ada. Erano quasi tutte presenti alla presentazione del libro, ieri nel carcere di Trani, insieme al direttore Giuseppe Altomare, all’editrice Elvira Zaccagnino e ai curatori del volume. “La parola “autrici”, in luoghi come questi, è legata al termine reato - sottolineano i curatori -. Noi, con questo libro, abbiamo cambiato questo significato con la forza della fantasia, per dare il diritto di riscrivere la propria vita e diventare autrici del proprio percorso”. Il peso delle parole è infatti al centro del volume: “Combattiamo anche una battaglia semantica - aggiungono -. Di solito si tende a sminuire quello che si fa in carcere. Quello che abbiamo costruito è invece un vero e proprio libro, realizzato grazie a una casa editrice che ha abbracciato questo progetto”.

E Zaccagnino lo conferma: “Un libro del genere significa anche dare dignità al lavoro di queste persone. Questa è stata l’intenzione fin dall’inizio del progetto e con questo spirito abbiamo collaborato a tutte le fasi, soprattutto quelle che hanno riguardato direttamente la casa editrice, facendo in modo che tutto il lavoro fatto in carcere con le detenute diventasse un prodotto editoriale: Autrici! è un vero e proprio libro e questo serve a riconoscere loro la dignità di persone, che non viene smarrita mai. E anche a rimettere in piedi i pezzi della loro vita”. Il libro, in versione eBook, è scaricabile gratuitamente sul sito (https://www.lameridiana.it/autrici.html) e presto sarà disponibile anche in formato cartaceo, per consentire la sua diffusione anche all’interno delle celle delle carceri.

Tra i racconti ce n’è poi uno, l’ultimo, che si differenzia dagli altri. E per questo costituisce l’appendice del volume. È la storia di Maria, da tutti chiamata Mary. È l’unica che ha scelto di raccontare la sua storia senza l’intermediazione della favola. “Ho raccontato in breve la storia della mia vita, da quando ero bambina. Ho sempre cercato la volontà di andare avanti, però non è stato facile. Non è stato facile per niente. Dopotutto, sono ancora in carcere: non c’è ancora una fine”. Così Maria, con la voce rotta dall’emozione, racconta quello che ha scritto in “Autrici!”. E, incrociando lo sguardo di suo marito e sua figlia presenti all’incontro di ieri, guarda con speranza al 2026, l’anno in cui probabilmente sarà libera.

Come le altre, aspetta il suo lieto fine. Che l’esercizio della scrittura ha permesso quantomeno di immaginare: “Il lieto fine era il grande assente nelle prime bozze affidateci dalle nostre autrici - concludono i curatori -. Ma ci siamo fidati del fatto che in letteratura come in matematica possa esistere una sorta di proprietà commutativa: se ciò che è stato può diventare racconto, allora il racconto può anticipare ciò che sarà. Le ospiti del laboratorio sono state così invitate a inventare ciò che ancora manca”.