tp24.it, 5 novembre 2026
Tragedia alla Casa circondariale “Pietro Cerulli” di Trapani, dove un detenuto di 26 anni è morto dopo essersi impiccato all’interno della propria cella. Il giovane, originario del Marocco ma residente in Italia da diverso tempo, si trovava nel reparto “Tirreno”, l’area destinata all’isolamento. Al momento non sono note le circostanze precise in cui si è verificato il gesto. Restano da chiarire le modalità e la dinamica dell’accaduto. La tragedia arriva in un momento particolarmente difficile per il carcere trapanese, già al centro delle cronache nei giorni scorsi per una protesta dei detenuti. Il 30 ottobre scorso, infatti, all’interno del reparto “Mediterraneo” si era verificata una violenta protesta.
Circa sessanta detenuti avevano preso parte alla mobilitazione, durante la quale erano stati danneggiati cancelli, porte e parti della struttura. Alcuni detenuti erano riusciti ad aprire i cancelli che conducono ai cortili destinati ai passeggi. Per fronteggiare la situazione erano stati richiamati gli agenti della Polizia penitenziaria liberi dal servizio ed era stato richiesto l’intervento del Gruppo di intervento operativo.
La protesta era stata accompagnata da denunce sulle condizioni di vita all’interno dell’istituto, in particolare per la carenza d’acqua e il sovraffollamento. E anche dopo il rientro dei disordini, l’emergenza non si è esaurita. Come raccontato da TP24 i problemi segnalati dai detenuti riguardavano anche le condizioni strutturali del reparto “Mediterraneo”. A questo si aggiungeva la preoccupazione dei familiari: mogli e madri denunciavano di non riuscire ad avere notizie dei propri cari e di non poterli sentire telefonicamente dal giorno della protesta. Le criticità erano state segnalate anche dall’associazione “Quei Bravi Ragazzi Family”, che aveva chiesto all’amministrazione penitenziaria di consentire ai detenuti di contattare le famiglie.
A rendere ancora più difficile il quadro sono i numeri. A settembre 2026 il Pietro Cerulli ospitava 581 detenuti, a fronte di 479 posti effettivamente disponibili, con un tasso di affollamento del 121,3%. Anche il personale di Polizia penitenziaria risultava carente: 258 agenti in servizio rispetto ai 308 previsti, con una mancanza di 50 unità. Un quadro complesso, nel quale si intrecciano sovraffollamento, carenze di personale, problemi strutturali e difficoltà nell’erogazione dell’acqua.
La morte del giovane detenuto si inserisce in questo contesto di forte fragilità, anche se al momento non ci sono elementi per collegare il gesto alle condizioni denunciate all’interno del carcere. Resta la necessità di fare piena luce sull’accaduto e di affrontare le criticità dell’istituto penitenziario, garantendo condizioni di detenzione dignitose, assistenza e attenzione alla salute psicologica delle persone recluse.









