La Sicilia, 23 maggio 2026
La garante dei detenuti Di Caro entra dentro il Cerulli. La Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Erice, l’avvocato Francesca Di Caro, ha effettuato una visita istituzionale presso la Casa Circondariale “Pietro Cerulli”, ove è stata accolta dalla direttrice della struttura, dottoressa Gennai, dal personale amministrativo, educativo-trattamentale e di Polizia Penitenziaria. La visita, svolta in clima di completa collaborazione, segna l’avvio ufficiale dell’attività di ascolto della Garante dentro il carcere, con colloqui con la popolazione detenuta una volta al mese, l’ultima domenica di ogni mese, mantenendo al contempo la piena disponibilità ad intervenire tempestivamente per eventuali emergenze.
Al termine del sopralluogo e dei primi incontri con i detenuti, la garante Di Caro ha presentato un quadro dettagliato della situazione, senza censure, ma con attenzione alle possibili evoluzioni positive. Il risultato è un ritratto complesso: un carcere che funziona, ma con aree di criticità che non possono essere ignorate. La Garante riconosce innanzitutto che il tasso di presenze all’interno del “Pietro Cerulli” è in linea con la media nazionale delle carceri italiane, ma sottolinea che questo dato non deve depotenziare il peso umano di una condizione di sovraffollamento. “Ogni detenuto non è una cifra di un report statistico, è una persona”, ribadisce Di Caro, invitando a leggere le percentuali di piena occupazione anche attraverso gli occhi dei diritti fondamentali: spazi, relazioni, condizioni igieniche e opportunità di rieducazione.
Resta evidente che un istituto sempre vicino alla capienza massima rende più difficile la gestione dei trasferimenti, dei progetti trattamentali e dell’accesso ai servizi essenziali, con riflessi diretti sulla vita quotidiana dei ristretti. La visita ha evidenziato, come punto di merito, la presenza di aree recentemente ristrutturate e in buone condizioni, dove la ristrutturazione ha migliorato l’illuminazione, gli spazi comuni e la funzionalità delle stanze. Tuttavia, coesistono sezioni che necessitano di interventi edilizi prioritari, con problemi di manutenzione segnalati direttamente dai detenuti. “Alcuni mi hanno descritto celle con carenze manutentive, problemi di impermeabilizzazione, impianti fatiscenti e arredi usurati”, riferisce la Garante. La richiesta è chiara: oltre alla sicurezza fisica del carcere, occorre porre attenzione alla dignità delle condizioni materiali in cui si trascorre la pena, perché la rieducazione passa anche da uno spazio vissuto in modo umano. E poi c’è il dramma delle liste d’attesa per la salute. Una situazione in chiaro scuro che la garante ha rilevato nella sua drammaticità.











