di Leandro Del Gaudio
Il Mattino, 23 aprile 2020
La lettera di giudici e pm contro i rischi della pandemia ed e scontro con gli avvocati. Sono circa trecento le firme di magistrati in calce a un documento che verrà inoltrato al ministro della giustizia. Un testo che punta a ribadire l'importanza di interventi concreti per arginare i rischi da contagio da Covid, proprio alla vigilia della fase due.
Centinaia di firme da parte di giudici e magistrati requirenti, per chiedere di rafforzare il processo da remoto: "Dotazione ai magistrati di tutto il settore penale, requirente e giudicante, della possibilità della sottoscrizione digitale di atti giudiziari, già in uso in ambito civile, in alternativa a quella cartacea e a discrezione del magistrato, che riduca le necessità di recarsi fisicamente negli uffici; eliminazione limitatamente al periodo dell'emergenza, della trattazione orale e fisiche di quelle che udienze rispetto a cui la presenza contemporanea delle persone nel medesimo luogo non è necessaria (udienza di ammissione dei mezzi di prova o di precisazione delle conclusioni nel processo civile) con celebrazione mediante trascrizione scritta o mediante uso videoconferenza, a discrezione del magistrato titolare del ruolo".
Vanno in questo senso anche le richieste di scadenzare gli accessi in aula, con un'agenda quotidiana più articolata, rispetto al periodo precedente, ma intervenire anche su quel volume di cause che possono essere rinviate con provvedimenti fuori udienza, senza rendere necessaria la convocazione delle parti.
Un documento che sposta l'attenzione sui rischi della smaterializzazione del processo penale, denunciati invece dai penalisti, sia attraverso un flash mob organizzato su iniziativa dell'avvocato Eduardo Cardillo, sia attraverso il manifesto "not in my name" del Carcere possibile (rappresentato da Anna Ziccardi e Elena Cimmino), sia con interventi di autorevoli giuristi legati al settore penale.










