sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Giansandro Merli

Il Manifesto, 28 maggio 2025

Protocollo Roma-Tirana Terzo trasferimento dall’Italia. Nella legge di conversione del decreto che amplia l’uso dei centri agli “irregolari” il Governo ha inserito un trucchetto per scavalcare le sentenze della Corte d’appello di Roma. La nave militare Spica è partita ieri, martedì 27 maggio, dal porto di Brindisi. È diretta a Shengjin per portare altri trenta cittadini stranieri dai Cpr italiani a quello di Gjader. Diverse le nazionalità a bordo. L’ultimo trasferimento in Albania risaliva a un mese e mezzo fa: l’11 aprile, sempre dal porto pugliese. Nella struttura detentiva ci sono adesso una cinquantina di persone. Secondo le informazioni riferite dalle autorità al Tavolo asilo e immigrazione durante l’ultimo monitoraggio i posti sono aumentati: dai 44 iniziali a 96.

Riguardano la nuova fase del protocollo, segnata dal cambio di destinazione d’uso dei centri. All’inizio erano destinati ai richiedenti asilo originari di “paesi sicuri” mai entrati in Italia. Questi avrebbero dovuto svolgere in detenzione, oltre Adriatico, le “procedure di frontiera” per l’esame accelerato della richiesta di protezione internazionale. Visto il blocco dei tribunali italiani e il fatto che la sentenza della Corte di giustizia Ue in materia non è ancora arrivata, a fine marzo l’esecutivo ha varato un decreto per mandare a Gjader anche i migranti “irregolari” deportandoli dal territorio nazionale.

La norma è stata convertita in legge la scorsa settimana e pubblicata in gazzetta ufficiale venerdì. In parlamento è stata apposta la fiducia, quindi non ci sono stati emendamenti. Alcune novità, però, sono state introdotte in Commissione. Non sono di poco conto e rappresentano l’ennesimo tentativo del governo di aggirare le pronunce della Corte d’appello di Roma, che ha ravvisato una contraddizione tra il protocollo e la legge di ratifica come modificata dal decreto. Riguarda le procedure che si possono applicare oltre Adriatico: chi chiede asilo dietro le sbarre di Gjader crea un nuovo caso giuridico che non rientra né nelle “procedure di frontiera” né in quelle “di rimpatrio”. Sono le uniche due previste dal testo dell’accordo con Tirana, perciò quei richiedenti asilo sono stati rimandati indietro (e liberati).

Così nella fase di conversione del decreto il governo ha tirato fuori un jolly che avvicina la produzione normativa al campo artistico: non potendo cambiare il protocollo senza la controparte albanese, ha esteso la definizione di “procedure di frontiera” prevista dalla legge italiana. Ha incluso in questa categoria l’iter per la richiesta d’asilo avanzata da dentro un Cpr, se questo si trova in una zona di confine o transito come Gjader. Non è detto che questo tentativo sia compatibile con le direttive europee, né che risolva i punti di attrito tra la nuova fase del progetto e la formulazione iniziale verbalizzata nell’accordo Roma-Tirana. In ogni caso il coup de theatre è notevole.

Tra le modifiche c’è anche la possibilità per il questore di chiedere una seconda convalida del trattenimento se il giudice boccia la prima. Basta farlo ai sensi di un altro comma dello stesso articolo della medesima legge. Quelli che sono stati definiti “trattenimenti a catena”, realizzati negli scorsi anni attraverso pratiche informali di dubbia legittimità, diventano per la prima volta un’esplicita previsione di legge. E pazienza che qui non si parli di liti condominiali ma di diritti fondamentali, come la libertà personale, aggirati attraverso una bulimia normativa che serve solo a scavalcare le sentenze sgradite.