di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 13 dicembre 2022
Ecco cosa dovranno fare i datori di lavoro per richiedere manodopera dall’estero. Ma gli uffici del governo hanno organici inadeguati. L’ultimo monitoraggio della sanatoria del 2020 rivela: in due anni e mezzo rilasciati solo 4 permessi di soggiorno su 10. Class action di famiglie e associazioni a Roma.
I numeri, raccolti dal consorzio di associazioni Ero straniero, sono davvero scoraggianti e non promettono nulla di buono per il futuro. Non solo la sanatoria 2020, quella che avrebbe dovuto regolarizzare 220.000 lavoratori stranieri nel nostro Paese, si conferma un sonoro flop con solo 83.000 permessi di soggiorno (il 37,7%) rilasciati due anni e mezzo dopo per l’inadeguatezza degli uffici delle prefetture chiamati a vagliare e lavorare le domande, ma grosse criticità si rilevano anche nell’applicazione del decreto flussi ormai a conclusione. E non si vede come, con queste carenze, gli stessi uffici e quelli dell’impiego che versano in condizioni ancora peggiori potranno far fronte alle pratiche per il nuovo decreto flussi che il governo promette di varare prima di Natale. Un provvedimento molto atteso non solo dai datori di lavoro affamati di manodopera ma anche perchè è lo strumento con il quale il governo intende aprire veri canali di ingresso legali per i migranti che intendono venire nel nostro Paese.
Come funzionerà il nuovo decreto flussi - In attesa di conoscere ancora il numero dei lavoratori (tra 80.000 e 100.000) di cui il governo consentirà l’ingresso con il decreto che potrebbe questa volta avere programmazione triennale e non più annuale come è stato finora, trapelano alcune interessanti modalità operativa che dovrebbero attuare quella che è l’intenzione del governo:dare priorità ai percettori di reddito di cittadinanza definiti impiegabili. Dunque, il datore di lavoro alla ricerca di personale dovrà obbligatoriamente rivolgersi prima all’ufficio del lavoro del suo territorio che vaglierà prima le possibili candidature dei percettori di reddito. Solo se non vi saranno disponibilità, il datore di lavoro potrà chiamare una persona dall’estero. Che gli uffici dell’impiego, che in questi anni non sono mai stati in grado di gestire le offerte di lavoro dei percettori di reddito, saranno improvvisamente in grado di censire i candidati in tempi brevissimi dando risposta al datore di lavoro in modo che possa valutare, è tutto da vedere. Al momento facile intuire che i tempi saranno invece assai lunghi e che alla fine la maggior parte delle richieste rimarranno inevase.
Le migliaia di rinunce alla sanatoria - Come è successo a migliaia di persone, buona parte delle quali datori di lavoro nel settore della cura della persona, che dopo aver chiesto a maggio 2020 la regolarizzazione del rapporto di lavoro con badanti, collaboratori domestici addetti alla cura di anziani e fragili, alla fine - non ottenendo risposta - hanno dovuto rinunciare, spesso anche per la morte della persona da assistere, cosa avvenuta assai spesso durante l’epidemia di Covid.
I 500 euro pagati invano e il divieto di uscire dal Paese - Una beffa per più di 100.000 datori di lavoro che hanno dovuto pagare subito 500 euro per avviare le pratiche per la sanatoria ma anche per altrettanti lavoratori che, oltre ad essere costretti a continuare a lavorare in nero, sono praticamente rimasti prigionieri in Italia visto che tra le regole per chi chiedeva la regolarizzazione c’era anche il divieto di lasciare l’Italia prima dell’ottenimento del permesso di soggiorno. Divieto che, di fatto, per oltre due anni, ha impedito a questi di lavoratori anche solo di tornare a casa nei Paesi d’origine per le vacanze o per visitare i familiari
Il caso Roma e la class action - La situazione a Roma è particolarmente preoccupante: su 17.371 domande di regolarizzazione presentate, al 3 ottobre 2022 il numero di istanze definite positivamente era di 5.202 e 330 erano le persone convocate in Prefettura per procedere alla conclusione del procedimento. Alla luce di questa situazione, a giugno 2022, su iniziativa di alcuni legali, è stata inviata una diffida alla prefettura di Roma e al ministero dell’interno da 30 tra lavoratori e lavoratrici in emersione e sottoscritta da alcune associazioni che hanno depositato al Tar del Lazio una class action contro i gravi e persistenti ritardi della prefettura di Roma. Il prossimo 31 gennaio si celebrerà la prima udienza.
I numeri della sanatoria - Nel dettaglio, ad avere in mano finalmente un permesso di soggiorno per lavoro sono 30.266 lavoratrici e 42.288 lavoratori mentre, per quanto riguarda le provenienza, 7.689 sono persone di nazionalità ucraina, 7.314 georgiana, 6.659 marocchina, 6.615 pachistana, 6.522 albanese, 5.486 bengalese, 5.005 indiana, 5.486 peruviana.










