lavocedeltrentino.it, 13 febbraio 2025
“Il Consiglio comunale di Trento impegna il Sindaco e la Giunta a mettere a disposizione alcuni alloggi (nel numero di 2 o 3 per cominciare, individuandoli se possibile tra quelli che nei prossimi mesi saranno restituiti nella disponibilità da parte di Itea successivamente alla loro rigenerazione) per progetti dedicati a pene alternative o reinserimento nella società”. Una proposta destinata a suscitare accese polemiche è stata presentata in Consiglio comunale di Trento dal Partito Democratico del Trentino. La mozione 5.595/24, depositata con il primo firmatario il consigliere Federico Zappini, chiede infatti che le case Itea possano essere assegnate ai detenuti del carcere di Spini di Gardolo al termine della loro pena. L’iniziativa, che punta a favorire il reinserimento sociale degli ex carcerati, ha già sollevato reazioni contrastanti all’interno della comunità trentina. Il tema dell’assegnazione degli alloggi pubblici è da sempre un argomento sensibile, soprattutto in un periodo caratterizzato da un forte fabbisogno abitativo e da liste d’attesa per l’accesso alle abitazioni popolari.
La mozione del PD apre dunque un dibattito politico e sociale che coinvolgerà l’intera cittadinanza. Da un lato, si evidenzia la necessità di offrire un percorso di reintegrazione ai detenuti che, una volta scontata la pena, si trovano senza un’abitazione e rischiano di ricadere in situazioni di marginalità. Il provvedimento potrebbe però incontrare la forte opposizione di chi ritiene prioritario garantire l’accesso alle case Itea a famiglie in difficoltà e cittadini già in graduatoria. Il confronto tra le diverse forze politiche si preannuncia acceso, mentre l’opinione pubblica osserva con attenzione gli sviluppi di una proposta che potrebbe incidere profondamente sulla gestione delle politiche abitative in Trentino.
Nella premessa della mozione i firmatari affrontano anche il grave problema di sovraffollamento e delle condizioni di vivibilità insostenibili per i detenuti, tanto da non poter più essere descritto come attraversato da un’emergenza ma da uno stato ormai sedimentato di generalizzata criticità. A metà 2024 il tasso di sovraffollamento delle carceri italiane è ben rappresentato da due semplici dati: 61.758 detenuti/e su una capienza di 50.911, a cui vanno tolti anche alcuni posti inagibili. La situazione è di assoluta gravità anche presso la Casa Circondariale di Spini di Gardolo, dove il numero di detenuti/e supera regolarmente la capacità massima della struttura (il 14 agosto, giorno dell’ultima visita erano 371 a fronte dei circa 240 previsti dall’accordo Stato/Provincia Autonoma di Trento di quindici anni fa), aggravando ulteriormente le condizioni di detenzione.
Sul documento presentato dal partito Democratico va fatta una riflessione: viviamo in una società complessa, dove il concetto di giustizia e aiuto sociale spesso solleva interrogativi profondi. La frase “chi sbaglia viene aiutato e invece le persone oneste sono penalizzate” riflette un sentimento diffuso di ingiustizia, secondo cui chi commette errori riceve supporto, mentre chi segue le regole paga. Da un lato, il recupero dei detenuti è un valore importante: una società civile deve offrire la possibilità di redenzione a chi ha sbagliato, affinché possa reintegrarsi e contribuire in modo positivo. Chi rispetta sempre le regole però potrebbe sentirsi trascurato, vedendo risorse e opportunità destinate a chi ha infranto la legge. Questa percezione può generare frustrazione e scoraggiamento, perché sembra che l’onestà non venga adeguatamente premiata.











