di Marzia Zamattio
Corriere Trentino, 4 maggio 2023
L’accusa: “Antidolorifici in dose eccessiva”. La difesa: “Serve chiarire”. L’hanno trovata senza vita la mattina del 4 gennaio dello scorso anno. Apparentemente addormentata. Invece la donna, operatrice socio sanitario di 51 anni di origine straniera in carcere dal marzo 2021, era morta. Da un primo esame autoptico avvenuto il giorno dopo all’obitorio di Trento le cause del decesso sono state imputate a cause naturali, ma per la figlia, che ha fatto una denuncia querela alla Procura ipotizzando il reato di omicidio colposo a carico di ignoti, la madre sarebbe invece morta per “negligenza e imperizia e imprudenza” da parte della casa circondariale di Spini di Gardolo dove era detenuta, “determinandole uno choc cardiogeno acuto nel contesto di una insufficienza respiratori” causata da “intossicazione acuta da sostanze oppioidi”.
Per l’accusa, il medico del carcere le avrebbe somministrato un sovradosaggio del suo antidolorifico per una lombosciatalgia. La difesa, che rigetta le accuse, vuole fare chiarezza per accertare le cause della morte con la richiesta di acquisire le cartelle cliniche e una perizia. Il medico che era in servizio e che le aveva prescritto la terapia per i suoi dolori si dice estraneo all’ipotesi di sovradosaggio di medicinali, la difesa ipotizza un mix di sostanze diverse che insieme avrebbero provocate la morte della donna. Ieri nell’udienza preliminare si sarebbe dovuto decidere la perizia, ma l’udienza è stata rinviata.
La figlia della detenuta, che vive in Trentino, sostiene che la madre non stava bene da tempo, come emerge dagli atti della denuncia-querela, “si è sempre lamentata che non stava bene, perché aveva mal di schiena, al petto e faceva fatica a respirare” dice la donna. Anche l’ultima volta che l’ha sentita, il giorno prima del decesso “mi diceva che in carcere non facevano nulla per curarla e che aveva ancora male” e poi infine: “La mattina del 4 gennaio dovevo vedere mia madre ma mi è stato detto che era deceduta nella notte”.









