di Carla Ialenti e Angiola Petronio
Corriere del Trentino, 29 maggio 2026
Don Zambello: “Un sistema che va rivisto”. Aveva trasformato un sentimento in un’opera: un volto di un bambino che si nasconde gli occhi dalla vergogna. Jarrar, la detenuta di 21 anni, morta martedì all’ospedale Santa Chiara di Trento, aveva raccontato, modellando la terracotta, di un bambino che anni prima aveva rubato l’orologio a don Vincenzo Zambello. Quella scultura era un regalo per il prete, volontariato nel carcere di Verona Montorio, dove Jarrar scontava una pena per furti e rapine. E forse anche lei, come quel bambino, provava la stessa vergogna. La droga l’aveva portata da Cremona, dove era nata da genitori stranieri, sulla strada a Verona. Qui era stata rinchiusa per quasi due anni, poi a febbraio era stata trasferita a Trento, nella casa circondariale di Spini. Domenica aveva trascorso del tempo all’aperto, poi aveva chiesto di tornare in cella. Dove ha provato a togliersi la vita, perdendola due giorni dopo in un letto d’ospedale.
“L’ennesimo fallimento di un sistema carcerario che va rivisto”, secondo don Zambello. Il prete aveva regalato a Jarrar un Corano. I due avevano instaurato un rapporto di fiducia, interrotto dopo il trasferimento della ragazza. Non le erano state concesse misure alternative; la detenzione, però non le aveva tolto la speranza in un futuro migliore: a marzo infatti si era diplomata come maestra gelatiera. “Voleva crearsi un futuro: aveva scelto liberamente di seguire il corso - secondo Paola Mancani, presidente di Soroptimist di Trento, associazione che dal 2017 organizza attività destinate ai detenuti -. “Era entusiasta, si era creato un clima di solidarietà e amicizia con le altre partecipanti - ha aggiunto la presidente. Queste ragazze hanno storie difficili, ma possono essere recuperate”.
Una vita spezzata “per fragilità psicologiche”, secondo Giovanni Maria Pavarin, garante dei detenuti di Trento. Le condizioni di detenzione non sarebbero la causa del gesto estremo. Come lei, nel 2025 avevano provato a togliersi la vita sette detenuti, l’anno prima cinque. I penalisti di Verona e Trento hanno protestato contro il sistema di detenzione. “Le problematiche del ca rce re non possono essere risolte senza riforme che diano un reale sostegno alle direzioni, all’area educativa e al personale medico sanitario”, denunciano gli avvocati della Camera penale di Trento.
“Il carcere di Trento che vanta una struttura moderna e rappresenta un esempio a livello nazionale, soffre in egual misura delle stesse problematiche delle carceri italiane: nel 2025 c’erano 400 detenuti a fronte dell’accordo programma Provincia - Governo del 2010 di 240 posti”. Secondo Antigone, associazione a tutela dei detenuti, il carcere di Spini ad aprile 2026 ospitava 417 detenuti su 422 posti. La Camera penale di Verona che ha annunciato tre giorni di astensione dalle udienze per il 23, 24 e 25 giugno. “Le fragilità della detenuta non aveva ricevuto il supporto specialistico che richiedevano”, denunciano. E concludono: “Il carcere per una persona giovanissima con evidenti fragilità non può che rappresentare un fattore di aggravamento”.










