Corriere del Trentino, 16 aprile 2020
Sono un centinaio i detenuti del carcere di Spini di Gardolo che potenzialmente potrebbero essere trasferiti nel proprio domicilio. A tanto ammontano infatti le pratiche che stanno analizzando in questi giorni il procuratore Sandro Raimondi e la presidente del Tribunale di sorveglianza, Lorenza Omarchi. Il passaggio è tutt'altro che scontato, "bisognerà analizzare ogni singola pratica e soprattutto verificare chi ha un domicilio presso il quale poter scontare la pena", chiarisce il procuratore.
Molto detenuti della casa circondariale di Spini sono immigrati, senza residenza, per questi la detenzione domiciliare sarà esclusa, salvo che non vengano individuate strutture idonee che possano ospitarli. È chiaro, quindi, che solo tra qualche giorno si potrà avere contezza degli effetti del Decreto Cura Italia del 17 marzo 2020, numero 18, che ha introdotto misure di sostegno economico per famiglie, lavoratori ed imprese per contrastare gli effetti provocati dall'emergenza epidemiologica da Covid19, e ha dato il via libera alla detenzione domiciliare per chi ha meno di 18 mesi di pena da scontare. Il decreto, adottato dopo le rivolte scoppiate all'interno di numerose carceri italiane a causa dell'emergenza sanitaria, prevede gli arresti domiciliari anche per gravi motivi di salute.
"Ma non vale per tutti i reati", precisa ancora il procuratore. Non è previsto, ad esempio, per reati di violenza domestica e stalking. Sono 10 i positivi al Covid nel carcere di Trento, tra cui 6 agenti, ora in isolamento. I detenuti potranno chiedere e ottenere la detenzione domiciliare fino al 30 giugno 2020. La misura sarà applicata dal magistrato di sorveglianza, non solo su istanza del detenuto, ma anche per iniziativa del pubblico ministero o della direzione del carcere. Per chi deve scontare una pena tra i 7 e i 18 mesi è possibile ricorrere anche al braccialetto elettronico.










